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DANTE
Vita Le opere Il conte Ugolino Gli iracondi e gli accidiosi Testi utilizzati http://www.crs4.it/Letteratura/DivinaCommedia/Inferno/Canto33.html per la parafrasi del conte Ugolino. http://www.babeleweb.net/Default.asp?scheda=423 per la biografia di Dante. http://xoomer.virgilio.it/appuntone/AA/dante.htm per le diverse descrizioni delle varie opere di Dante Se volete qualche informazione in più su questi argomenti potete accedere ai siti cliccandoci sopra Dante,figlio di donna Bella e Alighiero Alighieri,nasce a Firenze nel 1265. Perde entrambi i genitori in giovane età e nel 1285 sposa Gemma Donati,con cui avrà tre figli.In questo periodo scrive vari componimenti,alcuni di essi raccolti nella “Vita nova”;questi racconti sono, in parte, dedicati a Beatrice, morta nel 1290. Dopo la sua scomparsa, Dante si dedica a studi teologici e filosofici, in questo periodo entra in uno stato di smarrimento. In questi anni scrive le “Rime” in cui tratta filosofia,politica,poetica,amorosa e mondanità.All’inizio del 1300 Dante diventa ambasciatore e uno dei suoi viaggi lo porta a Roma, però nel frattempo a Firenze si instaura una signoria di guelfi neri (una delle fazioni che si contendevano il potere).Per questo Dante viene condannato per latitanza e in seguito la pena viene commutata in una condanna a morte. Egli non si presenta nella città e si rifugia a Verona, dove scrive il “De vulgari eloquentia”. Negli anni seguenti vaga per l’Italia e infine giunge a Lucca; nel frattempo compone il “Convivio” e inizia la stesura della divina commedia.In seguito discende in Italia Arrigo VII che risveglia in Dante la speranza di un impero in cui stato e chiesa siano pacificati e per questo compone il “De monarchia”.Purtroppo Arrigo VII non riesce nel tentativo e Dante si rifugia a Verona nel 1318, negli anni seguenti pubblica l’inferno,il purgatorio e a Ravenna il paradiso. Muore il 14 settembre 1321 di ritorno da un viaggio a Venezia.
Le principali opere scritte da Dante sono: La Divina
Commedia: Il
suo nome originale era Comedìa, l'aggettivo
"Divina" fu aggiunto da Boccaccio. Purgatorio:
1308 - 1312
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Divulgato da Dante nel 1314 - 1315 Paradiso:
1316 - 1321
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Divulgato alla sua morte dai figli De Monarchia: E'
un lavoro di riflessione politica che ha radici nella realtà
contemporanea. Scritto in latino, è un’opera dottrinale e
compiuta, suddivisa in 3 libri. De vulgari
eloquentia: Il
De vulgari
eloquentia, scritto in latino, riprende ed amplia il
discorso sulla dignità del volgare. Si tratta di un trattato
di retorica che fissa le norme per l’uso della lingua
volgare, il cui obiettivo è la trattazione di una lingua
letteraria, non solo di uso comune. Doveva comprendere 4
libri, ma fu interrotta a metà del 2°. Epistole:
Dante
scrisse nel 1310 tre epistole, alla notizia della discesa
dell’imperatore Enrico VII di Lussemburgo. Erano in latino
ed indirizzate ai reggitori d’Italia, agli scellerati
fiorentini e ad Enrico stesso, e vi era espressa la speranza
di riuscita del ristabilimento dell’autorità e la paura di
fallimento. Convivio:Il Convivio fu scritto tra il 1304 e il 1307 e doveva comprendere 14 canzoni con 14 trattati- commento più un libro introduttivo.In questo libro si espongono l’amore per la sapienza e vi è un impegno con la realtà morale e civile. Il progetto non fu portato a compimento: fu composto il libro introduttivo e i primi 3 trattati con le rispettive canzoni.
La bocca sollevò dal fiero pasto Parafrasi Canto XXXIII Quel peccatore sollevò dal pasto feroce la bocca, pulendola con i capelli della testa che egli aveva roso nella parte posteriore. Poi incominciò a dire: "Tu vuoi che io rinnovi un dolore disperato che mi opprime il cuore al solo pensarci, prima che io ne parli.Ma se le mie parole devono essere causa d’infamia per il traditore che io rodo, mi vedrai al tempo stesso parlare e piangere.Non so chi sei né in quale maniera sei arrivato quaggiù; ma quando ti odo parlare mi sembri davvero fiorentino.Devi sapere che fui il conte Ugolino, e questo è l’arcivescovo Ruggieri: adesso ti dirò perché sono per lui un vicino siffatto.Non occorre che io racconti come, avendo fiducia in lui, fui fatto prigioniero e poi ucciso, in conseguenza dei suoi intendimenti malvagi;ma udrai quello che non puoi avere udito, cioè come la mia morte fu crudele, e potrai giudicare se egli non è stato colpevole nei miei riguardi.Una piccola feritoia nel luogo chiuso (dentro dalla muda: muda era chiamato il luogo chiuso dove venivano tenuti gli uccelli nel periodo in cui cambiavano le penne) che a causa mia è soprannominato torre della fame, e nel quale altri devono ancora essere chiusi,mi aveva già mostrato attraverso la sua apertura più lune (erano passati diversi mesi), quando io feci il sogno cattivo che mi svelò il futuro.Costui (l’arcivescovo Ruggieri) mi sembrava capocaccia e signore degli altri cacciatori, mentre, cacciava il lupo e i suoi piccoli su per il monte (San Giuliano) a causa del quale i Pisani non possono vedere Lucca.Egli aveva messo davanti a sé, sul fronte dello schieramento degli inseguitori, Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi (le tre principali famiglie ghibelline di Pisa) insieme con cagne fameliche (simbolo, secondo il Buti, del popolo minuto, "che comunemente è magro e povero"), sollecite a cacciare ed esperte.Dopo una breve corsa il lupo e i lupicini mi sembravano stanchi, e mi sembrava di vedere lacerati i loro fianchi dalle zanne affilate.Quando fui sveglio prima dei mattino, udii piangere nel sonno i miei figli (Ugolino chiama così anche i suoi nipoti Anselmuccio e Nino), che erano con me, e chiedere del pane.Sei davvero crudele, se fin da questo momento non provi dolore immaginando quello che il mio cuore presagiva a se stesso; e se non piangi, per che cosa sei solito piangere?Erano ormai svegli, e si avvicinava l’ora in cui il cibo soleva esserci portato, e a causa del proprio sogno ciascuno aveva timore;e udii inchiodare la porta inferiore della spaventosa torre; allora guardai negli occhi i miei figli senza pronunciare parola.Io non piangevo, a tal punto l’animo divenne impietrito: piangevano loro; e il mio Anselmuccio disse: "Tu guardi in modo così strano, padre! che hai ?"Perciò non piansi né risposi tutto quel giorno e la notte successiva, finché non spuntò un’altra alba.Non appena un po’ di luce riuscì a penetrare nella cella dolorosa, ed intravidi su quattro volti il mio stesso aspetto,mi morsi entrambe le mani per il dolore; ed essi, credendo che lo facessi per desiderio di mangiare, si alzarono immediatamente in piedi,e dissero: "Padre, sarà per noi un dolore assai minore se tu ti cibi delle nostre membra: tu (generandoci) ci facesti indossare queste carni infelici, tu privacene".Allora mi quietai per non renderli più tristi; rimanemmo in assoluto silenzio quel giorno e il giorno successivo: ahi, terra crudele, perché non ci inghiottisti?Quando giungemmo al quarto giorno, Gaddo si gettò disteso ai miei piedi, dicendo: "Padre, perché non m’aiuti?"Morì lì; e così come tu vedi me, vidi cadere gli altri tre uno dopo l’altro tra il quinto e il sesto giorno; per cui incominciai,ormai cieco, a brancolare sopra ciascuno di loro, e li chiamai per due giorni, dopo che furono morti: poi, più del dolore, ebbe potere su me il digiuno ".Ciò detto, con gli occhi biechi, afferrò nuovamente il misero cranio coi denti, i quali furono, sull’osso, forti come quelli di un cane.Ahi Pisa, onta dei popoli appartenenti all’Italia (del bel paese là dove ‘1 sì sona: dove la lingua usa come particella affermativa il "sì"), dal momento che le città vicine tardano a punirti,si muovano la Capraia e la Gorgona (due isole del Tirreno, situate in corrispondenza della foce dell’Arno), e formino uno sbarramento allo scorrere dell’Arno nel punto in cui si versa nel mare, in modo che esso sommerga tutti i tuoi abitanti!Poiché se correva voce che il conte Ugolino ti aveva tradita riguardo ai castelli (ceduti a Lucca e a Firenze), non dovevi sottoporre ad un tale supplizio i suoi figli.La giovane età rendeva innocenti, o nuova Tebe (per la ferocia dei delitti in te perpetrati, non meno orribili di quelli compiuti dai discendenti di Cadmo), Uguccione e il Brigata e gli altri due che il mio canto ha menzionato in precedenza.
Dante nell’inferno vede immersi nel fango della Stige dei dannati nudi, che animati da un’enorme aggressività si percuotono a vicenda fino a sbranarsi. Virgilio spiega a Dante che quelle anime furono vinte dall’ira. Lo Stige è popolato di due tipi di peccatori: in superficie sono puniti gli iracondi, quelli che si sono abbandonati all'ira talvolta con gravi conseguenze, sul fondo si trovano gli accidiosi,coloro che nella vita terrena non si arrabbiarono mai e si lasciarono andare alla malinconia.Essi sono immersi nel limo dello Stige e l’unico segno della loro presenza sono delle bolle d’aria che scoppiano ripetutamente sulla superficie della palude.Questo fenomeno è dovuto al sospiro degli accidiosi che si trovano sul fondo.Con questa rappresentazione Dante contrappone la brutale aggressività dei primi con l’inerzia totale dei secondi.
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