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Il culto 
di  Marte

Isidoro da Siviglia

Marte padre 
di Roma

  Tito Livio

Floro

Eutropio Donne a Roma

Dio della vita e della morte

Il dio infedele

Un popolo di conquistatori

   Deus auctor culpae

 Pater certus est...

  Vox populi...

Bambini a Roma

 

Le divinità della guerra Il culto di Marte

                                   Le divinità della guerra

Popolazioni indigene

Babilonesi e Assiri

Greci

Romani


Gli antichi associarono il pianeta  Marte al dio della guerra a causa del suo colore rossastro.
Il colore rosso aveva diversi significati simbolici: alcuni di natura più femminile, gli associano la passione, i sensi vivi e ardenti, il colore dell'anima, del cuore, dell'ardore umano; altri legati al colore rossastro del pianeta, sono considerati più maschili perché richiamano l’idea del sangue e del combattimento.
Presso molte tribù africane e amerinde, gli uomini si dipingono il volto di rosso per darsi vigore e forza, in molte epoche e paesi le donne hanno invece usato il colore rosso per stimolare l’interesse maschile. 
Nell’antichità si veneravano molte divinità legate a Marte e alla guerra: a seconda del popolo questo dio veniva chiamato con nomi diversi: a Babilonia veniva identificato con il nome di Ashur, per i Greci era Ares e presso i Romani era Mars. Gli Assiri credevano in un dio creatore del cielo, della terra e degli uomini: Ashur, colui che governava tutti gli dei. Ashur in assiro e babilonese significa "benevolente", egli aveva il compito di fissare i destini, seguire l'esecito in guerrra e nelle battaglie, e garantire la vittoria. In genere veniva rappresentato come disco alato o lievitante in aria; a seconda dei casi era anche considerato protettore delle fertilità, quindi la sua rappresentazione cambiava e assumeva la forma di una capra circondata da rami.


I Greci erano timorosi nei confronti di Ares, un dio che abitava nella Tracia, che veniva considerato il Dio della Guerra perché credevano che con i suoi due aiutanti Febos (spavento) e Deimos (terrore) seminasse dovunque terrore e morte.
In questa cultura Ares è una forza rozza che si prende gioco della giustizia e dell'umanità, ma che tuttavia può apparire debole di fronte ai suoi rivali: Atena, grazie alla sua intelligenza, lo supera in combattimento; Efeso, costringendolo in una situazione ridicola, lo vince; Eracle (famoso come Ercole) lo batte in combattimento, Diomede lo ferisce e lo costringe a tornare sull'Olimpo.


Nella mitologia romana invece, Marte era molto più importante, il suo culto rivaleggiava con quello di Giove ed era legato anche ai culti agresti: ad esempio il primo mese primaverile (marzo) ha preso il nome da questo dio, in quanto i Romani celebravano le sue feste con l'arrivo del sole nel segno d'Ariete.
In questa cultura Marte ha due facce: una crudele, brutale, vendicativa, irascibile, invidiosa, ostinata e con totale mancanza di scrupoli che porta a comportamenti spietati e feroci; un'altra, quella legata al culto primaverile, rappresenta l'entusiasmo, lo stimolo, la capacità di risvegliare la voglia di vivere, l'ottimismo, l'audacia, l'eroismo, la disinvoltura, l'energia e l'azione per la lotta per la conservazione.


 

Le cerimonie dedicate a Marte

 

 

Matronalia

Processione dei  Salii

Equirria

  Cerimonie  lustrali

 

Si svolgevano prevalentemente nel mese di marzo e avevano il duplice scopo di propiziare la guerra e l'attività agricola.

Matronalia (1 Marzo) Era la festa delle matrone in memoria del ratto delle sabine. Essa faceva riferimento alla pace invocata dalle donne, guidate dalla moglie di Romolo, per evitare la guerra tra i loro padri e i loro mariti. Ricollegandoci a Marte. Durante queste cerimonie veniva eseguita una danza che, secondo la tradizione romana, era stata inventata da Romolo,   la "bellicrepa", accompagnata dal suono delle armi. I Romani credevano che a questa danza  partecipasse il dio Marte in persona.

Processione dei Salii (14 Marzo) Festa dei sacerdoti-guerrieri dediti al dio Marte che costituivano il collegio dei Salii.  Uno degli scopi principali di questa danza era quello di allontanare presenze ostili non umane, quindi una specie di rito sacro,anche se originariamente la cerimonia aveva valenza di tipo agrario.In un primo momento il fuoco sacro veniva rinnovato nel tempio di Vesta ad opera di tre sacerdoti, i flamini Dialis, Martialis e Quirinalis. Seguiva poi una complessa processione, durante la quale  i Salii, armati di lancia e corazza,  portavano su ciascun lato degli scudi ovali chiamati ancilia sui quali battevano ritmicamente con le hastae. Intonando il Carmen Saliare si fermavano poi in determinati punti eseguendo una danza detta tripudium. Era eseguito a ritmo ternario, con due due cori che ripetevano, girando in cerchio, i movimenti del solista.
Tale rito dava inizio al periodo della guerra, il cui termine sarebbe stato celebrato con una analoga processione in ottobre. Mentre i Salii danzavano battendo le lance sugli scudi, erano accompagnati dal suono di trombe di guerra; la cerimonia durava in tutto venti giorni e  si dice sia stata istituita da Numa Pompilio per mostrare al popolo i dodici scudi sacri. Secondo la leggenda egli avrebbe chiesto a Giove di vegliare sulla città di Roma. In seguito a tale preghiera uno scudo ovale privo di angoli scese dal cielo.
Sotto consiglio della moglie dell'imperatore fu ordinato al fabbro Mamurio Veturio di duplicare lo scudo per evitare il furto dell'originale; ne furono così costruiti dodici,  custoditi nel Sacrarium Martis della Regia. 
La danza dei Salii aveva  il ritmo ternario  in comune con quella dei Frates Arvales, che però invocavano la pace; si conosce  poco di questa danza, ma essa conferma il fatto che il legame fra canto, poesia e danza presso i Romani era fortissimo.

Equirria  (14 Marzo) Era la festa celebrata  per consacrare al dio la cavalleria e consisteva, sostanzialmente, in una corsa di cavalli. Come nell'antica Grecia, anche a Roma le attività sportive nacquero come cerimonie religiose, cosa che accadde anche per i ludi gladiatorii.

Cerimonie lustrali   Un importante aspetto delle cerimonie in onore di Marte è il loro carattere lustrale, cioè di purificazione. Nel mese di marzo, dopo la festa di Equirria, si svolgeva il Tubilustrium, cioè la purificazione e benedizione delle trombe di guerra. In ottobre avveniva invece l'Armilustrium, cioè la purificazione delle armi che venivano riposte perchè inutilizzate durante l'inverno, periodo di "riposo" di Marte. In ottobre avveniva anche   il sacrificio di un cavallo, animale sacro a Marte.