{"id":23,"date":"2013-05-14T07:45:51","date_gmt":"2013-05-14T07:45:51","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gpeano.org\/origlia\/?p=23"},"modified":"2013-05-14T07:45:51","modified_gmt":"2013-05-14T07:45:51","slug":"23","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/liceocuneo.it\/origlia\/23\/","title":{"rendered":"La mia sera di Giovanni Pascoli"},"content":{"rendered":"<p>Giovanni Pascoli, &#8220;La mia sera&#8221;<\/p>\n<p><i>Il giorno fu pieno di lampi;<br \/>\nma ora verranno le stelle,<br \/>\nle tacite stelle. Nei campi<br \/>\nc&#8217;\u00e8 un breve gre gre di ranelle.<br \/>\nLe tremule foglie dei pioppi<br \/>\ntrascorre una gioia leggiera.<br \/>\nNel giorno, che lampi! che scoppi!<br \/>\nChe pace, la sera!<br \/>\nSi devono aprire le stelle<br \/>\nnel cielo s\u00ec tenero e vivo.<br \/>\nL\u00e0, presso le allegre ranelle,<br \/>\nsinghiozza monotono un rivo.<br \/>\nDi tutto quel cupo tumulto,<br \/>\ndi tutta quell&#8217;aspra bufera,<br \/>\nnon resta che un dolce singulto<br \/>\nnell&#8217;umida sera.<br \/>\nE&#8217;, quella infinita tempesta,<br \/>\nfinita in un rivo canoro.<br \/>\nDei fulmini fragili restano<br \/>\ncirri di porpora e d&#8217;oro.<br \/>\nO stanco dolore, riposa!<br \/>\nLa nube nel giorno pi\u00f9 nera<br \/>\nfu quella che vedo pi\u00f9 rosa<br \/>\nnell&#8217;ultima sera.<br \/>\nChe voli di rondini intorno!<br \/>\nChe gridi nell&#8217;aria serena!<br \/>\nLa fame del povero giorno<br \/>\nprolunga la garrula cena.<br \/>\nLa parte, s\u00ec piccola, i nidi<br \/>\nnel giorno non l&#8217;ebbero intera.<br \/>\nN\u00e8 io &#8230; che voli, che gridi,<br \/>\nmia limpida sera!<br \/>\nDon &#8230; Don &#8230; E mi dicono, Dormi!<br \/>\nmi cantano, Dormi! sussurrano,<br \/>\nDormi! bisbigliano, Dormi!<br \/>\nl\u00e0, voci di tenebra azzurra &#8230;<br \/>\nMi sembrano canti di culla,<br \/>\nche fanno ch&#8217;io torni com&#8217;era &#8230;<br \/>\nsentivo mia madre &#8230; poi nulla &#8230;<br \/>\nsul far della sera.<\/i><\/p>\n<p><i>\u00a0<\/i><\/p>\n<p>La poesia , tratta dai canti di Castelvecchio,\u00e8 composta da 5 strofe, le quali terminano tutte con la parola \u201csera\u201d, a loro volta le 5 strofe sono costituite da 8 versi di cui 7 novenari e l\u2019ultime sono senari.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Commento<\/p>\n<p>Pascoli immagina una sera di un\u2019estate dopo un temporale e parla delle silenziose stelle e i campi, nei quali si sentono le rane, mentre arriva la pace della sera. Le stelle si fanno vedere come fiori fra le nuvole e nel campo si sente il singhiozzo d\u2019un fiume(\u00e8&#8217; quella infinita tempesta, finita in un rivo canoro) e, dopo la pioggia, si presenta la sera piena di umidit\u00e0. La furia della tempesta \u00e9 placata , i fulmini lasciano il passo alle nuvole rosse e dorate per i riflessi del sole cadente. Finalmente le rondini intrecciano voli nell\u2019aria per soddisfare la voglia di cibo che le assale, prolunga la loro ricerca di cibo che neanche i piccoli non avranno,e neanche l\u2019autore ha avuto la sua felicit\u00e0, mentre le rondini volano nella limpida sera. Le\u00a0 campane si fanno sentire, \u00e8 un suono che assomiglia ad una ninna-nanna, e fanno ricordare all\u2019autore la madre, che gliela cantava prima di addormentarsi, sul finir della sera.<\/p>\n<p>Pascoli vuole fare un paragone tra il temporale e la pace della sera, cio\u00e8 paragona il temporale alla vita travagliata (perdita dei cari genitori) e la sera ad un momento di tranquillit\u00e0 della sua vita.<\/p>\n<p>Il Poeta cos\u00ec raggiunge la serenit\u00e0, risentendo il canto della madre mente culla i figlioletti. Incontrare la mamma, i propri fratellini, significa per il Poeta, appagare una esigenza fortemente sentita.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Figure<\/p>\n<p>La poesia \u00e8 composta da 5 strofe di sette novenari e un senario, che termina sempre con la rima tematica \u201csera\u201d, che rappresenta la parola-chiave della lirica. Le rime sono alternate. Schema: ABABCDCd. I versi 19 e 34 sono ipermetri.<\/p>\n<p>Nella poesia l\u2019autore tende ad Umanizzare la natura \u201csinghiozza monotono un rivo\u201d, trasmettendo sensazioni al lettore.<\/p>\n<p>Importante \u00e8 l\u2019uso di Onomatopee (dolci) come \u201cbreve gre gre di ranelle\u201doppure \u201csinghiozza monotono un rivo\u201do \u201cDon&#8230;Don. E mi dicono dormi! Mi cantano Dormi! Sussurrano Dormi! Bisbigliano Dormi\u201d e infine \u201cvoci di tenebra azzurra\u201d ch\u2019\u00e8 un\u2019onomatopea (voci) unita con sinestesia (l\u2019insieme di due sensi; vista e udito) ossimoro(tenebra azzurra) e metafora(indicano le voci della morte). Presenti allitterazioni (es. vv.13-16).<\/p>\n<p>Altre figure retoriche presenti nella poesia sono: metafore (\u201c&#8230; tacite stelle&#8230;\u201d), la sineddoche (\u201c&#8230;i nidi&#8230;\u201d), ossimori (\u201c..fulmini fragili&#8230;\u201d) e la metonimia (\u201c..stanco dolore&#8230;\u201d).<\/p>\n<p>CONFRONTI:<\/p>\n<p>La poesia del Pascoli svolge lo stesso motivo della <i>Quiete dopo la tempesta <\/i>del Leopardi, ma, mentre questa termina con la meditazione del poeta sulla natura del piacere che \u00e8 &#8220;figlio d&#8217;affanno\u201d, si prova cio\u00e8 solo quando \u00e8 cessato il dolore . <i>La mia sera <\/i>del Pascoli, invece, termina con una notazione autobiografica, con la rievocazione, cio\u00e8, dell&#8217;infanzia e della madre, che cullava dolcemente il poeta: \u00e8 una conclusione, quindi, tutta individuale e personale.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Giovanni Pascoli, &#8220;La mia sera&#8221; Il giorno fu pieno di lampi; ma ora verranno le stelle, le tacite stelle. 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