{"id":14,"date":"2013-04-16T12:03:10","date_gmt":"2013-04-16T12:03:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gpeano.org\/origlia\/?p=14"},"modified":"2013-04-16T12:03:10","modified_gmt":"2013-04-16T12:03:10","slug":"trieste-di-umberto-saba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/liceocuneo.it\/origlia\/trieste-di-umberto-saba\/","title":{"rendered":"&#8220;TRIESTE&#8221; di Umberto SABA"},"content":{"rendered":"<p><b>&#8220;TRIESTE&#8221;<\/b><b> di Umberto SABA <\/b><\/p>\n<p>Dalla raccolta \u201cTrieste e una donna\u201d (1910-12)<\/p>\n<p>Metro: strofe irregolari de endecasillabi, settenari e quinari. Alcune rime baciate.<\/p>\n<p>&#8220;Ho attraversato tutta la citt\u00e0.<br \/>\nPoi ho salita un&#8217;erta,<br \/>\npopolosa in principio, in l\u00e0 deserta,<br \/>\nchiusa da un muricciolo:<br \/>\nun cantuccio in cui solo<br \/>\nsiedo; e mi pare che dove esso termina<br \/>\ntermini la citt\u00e0.<\/p>\n<p>Trieste ha una scontrosa<br \/>\ngrazia. Se piace,<\/p>\n<p>\u00e8 come un ragazzaccio aspro e vorace,<br \/>\ncon gli occhi azzurri e mani troppo grandi<br \/>\nper regalare un fiore;<br \/>\ncome un amore<br \/>\ncon gelosia.<br \/>\nDa quest&#8217;erta ogni chiesa, ogni sua via<br \/>\nscopro, se mena all&#8217;ingombrata spiaggia,<br \/>\no alla collina cui, sulla sassosa<br \/>\ncima, una casa, l&#8217;ultima, s&#8217;aggrappa.<br \/>\nIntorno<br \/>\ncircola ad ogni cosa<br \/>\nun&#8217;aria strana, un&#8217;aria tormentosa,<br \/>\nl&#8217;aria natia.<\/p>\n<p>La mia citt\u00e0 che in ogni parte \u00e8 viva,<br \/>\nha il cantuccio a me fatto, alla mia vita<br \/>\npensosa e schiva.&#8221;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Trieste \u00e8 tra i temi in assoluto pi\u00f9 cari a Saba, un tema che si estende, pur attraverso modi e prospettive ogni volta differenti, da un capo all\u2019altro del <i>Canzoniere<\/i>. Il poeta ama Trieste quasi al di l\u00e0 del fatto che sia la sua citt\u00e0: \u00e8 il luogo fresco che brulica di vita intensa, il luogo aperto sul porto, sul mare che in continuazione ne rinnova il sangue in una sorta di perpetua giovinezza.<\/p>\n<p>Saba intrattiene con la sua citt\u00e0 un rapporto tutto speciale: l\u2019ama in se stessa, nelle sue vie, nei suoi colori, nella brulicante umanit\u00e0 dei suoi vicoli oscuri e del suo porto (<i>Citt\u00e0 vecchia<\/i>): qui il poeta ritrova la pienezza di quella <i>calda vita<\/i> di cui fece prima esperienza nella solidariet\u00e0 forzosa della caserma. \u00a0Trieste \u00e8 per Saba un luogo privilegiato anche per il suo carattere contraddittorio: \u00e8 una citt\u00e0 portuale, aperta, disinibita e sempre giovane di vita nuova e fresca, e al tempo stesso \u00e8 una citt\u00e0 riservata e diffidente, <i>graziosa di una grazia scontrosa e acerba<\/i> (<i>Trieste<\/i>). In questa contraddizione Saba ritrova la contraddittoriet\u00e0 della propria anima, tesa a immergersi nel flusso della <i>calda vita <\/i>della folla, e assieme bisognosa di isolamento, orgogliosa della propria solitudine.<\/p>\n<p>Trieste \u00e8 anche un\u2019inesauribile fonte di poesia; di quella poesia delle cose semplici e concrete, un serbatoio di nomi di uomini, di donne, di vie, di piazze, in ciascuna delle quali Saba riflette e ritrova una parte di s\u00e9: come in <i>Tre vie, <\/i>una lirica in cui a ciascuna strada corrisponde un preciso stato d\u2019animo del poeta.<\/p>\n<h4>Analisi<\/h4>\n<p>\u201c<i>Trieste<\/i>\u201d \u00e8 la prima poesia di Saba che testimonia la sua volont\u00e0 di cantare Trieste proprio in quanto tale, e non solo come citt\u00e0 natale. Saba ama osservare la realt\u00e0 che gli sta attorno, che lo circonda. Nella prima strofa il poeta descrive la strada in salita che conduce alla collina affollata, vivace, rumorosa all\u2019inizio e sempre pi\u00f9 solitaria alla fine. Sbocca in un piccolo spazio chiuso da un muricciolo, \u201c<i>un cantuccio<\/i>\u201d che segna il confine della citt\u00e0 e l\u00ec il poeta siede solo ma non diviso dal mondo che ama. Un mondo paragonato a \u201c<i>un ragazzaccio aspro e vorace<\/i>\u201d: Trieste diventa un personaggio vivo e autonomo. Il ragazzo possiede una grazia innata, una bellezza spontanea e naturale; i suoi occhi azzurrini, che riflettono il colore del mare di Trieste, evocano tenerezza. Le sue mani sono grandi per un gesto gentile ma dietro questa apparenza si nasconde una grande dolcezza. Questo contrasto viene identificato dal poeta come un amore tormentato dalla gelosia. Dall\u2019alto dell\u2019erta che gli consente di guardare e di abbracciare tutta la sua citt\u00e0, gli pare che \u201c<i>ogni chiesa, ogni via<\/i>\u201d, \u201c<i>l\u2019ingombra spiaggia<\/i>\u201d e \u201c<i>la collina<\/i>\u201d, siano tutti suoi e vivano in lui, avvolti nell\u2019 \u201c<i>aria natia<\/i>\u201d. Dal suo posto il poeta osserva la vita intorno senza farne parte, ma senza neppure sentirsi estraniato. Sa di poter trovare nella citt\u00e0 uno spazio adatto alla sua vita \u201c<i>pensosa e schiva<\/i>\u201d. Dal punto di vista lessicale si pu\u00f2 notare come Trieste nella prima strofa venga identificata con il termine \u201c<i>la citt\u00e0<\/i>\u201d, nella seconda assume il nome proprio e nella terza \u201c<i>la mia citt\u00e0<\/i>\u201d.\u00a0 Questa differenza serve a indicare il passaggio da una visione oggettiva a una soggettiva.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;TRIESTE&#8221; di Umberto SABA Dalla raccolta \u201cTrieste e una donna\u201d (1910-12) Metro: strofe irregolari de endecasillabi, settenari e quinari. Alcune rime baciate. &#8220;Ho attraversato tutta la citt\u00e0. 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