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Con la scomparsa di Franco Cordero se n’è andato l’ultimo illustre ex allievo che negli anni della seconda guerra mondiale frequentò il Liceo classico Silvio Pellico di Cuneo.

Cordero è stato un giurista e saggista, professore emerito di Procedura penale presso l’Università La Sapienza di Roma. Negli anni ’70 fu allontanato dall’Università Cattolica, dove aveva la cattedra di Filosofia del diritto, perché il suo insegnamento venne ritenuto contrastante con l’orientamento dell’ateneo ambrosiano. Oltre alla produzione scientifica, ha lasciato un’innumerevole quantità di saggi e romanzi. A breve la casa editrice “La Nave di Teseo” pubblicherà il suo ultimo libro dal titolo “La tredicesima cattedra”, in cui Cordero ha concluso il suo straordinario percorso di libero pensatore con un ritratto feroce del mondo universitario.

Piace qui ricordare che una ricostruzione di quel che il Liceo classico ha rappresentato per Cordero è contenuta nel romanzo “L’Opera” del 1975, dove egli descrisse un contesto in cui lo studio era stato il grande alleato dei giovani studenti negli anni della fine della guerra. Gli esempi di docenti come Luigi Pareyson, Leonardo Ferrero e Adolfo Ruata trasmisero ai liceali cuneesi il valore dell’autonomia intellettuale, fondamentale per prepararsi al dopoguerra.

Oltre a Cordero, frequentavano le stesse aule prima dell’antico complesso del monastero di Santa Chiara e poi del nuovo edificio razionalista di corso Giolitti, costruito tra il 1939 e il 1943, altri insigni studenti: Valerio Verra, storico della filosofia che studiò ad Heidelberg con Gadamer; Adolfo Sarti, politico democristiano e ministro della Repubblica; Gino Giugni, professore di diritto del lavoro e padre dello Statuto dei lavoratori, di cui ricorrono in questo mese i 50 anni dalla sua approvazione.