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L’Astronomia

Il pannello, in altre vesti, doveva essere realizzato tre anni fa, la pandemia lo impedì. È stato proposto alle classi dove lavoro. Hanno disegnato e dipinto un gruppo di allievi dei corsi G scienze applicate, H esabac e la classe 2A ordinamentale; gli allievi: Tancredi Abellonio e Lorenza Cardinale (3H); Francesca Giroldo e Francesca Guida (4G); Maria Ghisolfi e Melì Novo (4H); Donna Nina (2A).

Il soggetto si pone come “rilancio” dell’iconografia dell’Astronomia, in genere rappresentata con figure umane, sfere armillari, strumenti di misurazione, libri, firmamenti.

Ai ragazzi sono state fornite immagini di sfere armillari e note rappresentazioni allegoriche dell’Astronomia, a partire da quella di Gentile da Fabriano di Palazzo Trinci a Foligno nella sala delle Arti Liberali (1411/1412). Si è successivamente guardato ad altre opere di un passato meno distante, dove si scorgevano ragazzi in meditazione davati a sfere armillari. Le figure, sfere e ambientazioni varie, non erano sufficientemente congrue al pensiero intravisto nei nostri giorni vitali e scolastici. In superficie fluttuavano le anamòrfosi proposte alcuni anni fa alle classi seconde, le attuali quarte, geometrie eseguite con metodi tradizionali in cartaceo; i soggetti, liberi: farfalle, fiori, rana, ragno, scarpette di danza classica, un cuore anatomico… insieme alle immagini degli autori eccellenti, da Leonardo del Codice Atlantico ad Holbein degli Ambasciatori…

Il ritrovamento della bella sfera armillare del nostro liceo, dimenticata, forse nascosta in uno scaffale dello stanzino vicino all’osservatorio astronomico, grazie alla preziosa memoria di Gherardo Oreggia, fu gratificante, esaltante, quasi un trofeo, lei divenne, finalmente, il soggetto desiderato, principale e misterioso, su cui concentrare la nostra attenzione: ci poteva accomunare e cogliere nel suo fascino, similmente. Cielo quasi notturno, acqua, orizzonte in sezione aurea, e anamòrfosi dell’emblematico mistero dell’universo in cielo: la sfera armillare in un mondo terraqueo in distorsione, dove -volendo- si poteva leggere e negare la deformazione da un unico punto di vista, anche indicabile, in una vista comune, a volte distratta, condivisa per durate imprecisate e distinte, dove però emergeva quell’unica certezza: il teschio posto al centro della sfera in anamòrfosi, in veduta centrale, ma non deformato; l’osso di seppia/teschio di Holbein, ora reale, era imprigionato nell’intreccio delle armille anamorfiche.

Alla luce delle costellazioni, e fino a quando Orione insegue le Pleiadi, oltre la costellazione del Toro. Il semplice loto rosato, lo sguardo dei petali rivolti al cielo, lo stelo nel suo prosieguo di radice dicende ma prima ritrova il punto del riflesso del calice, l’umido inganno del reale non tangibile.

Nell’ultima immagine, sotto l’orizzonte (di lato rialzandosi se il pannello è posto con la base a terra), si vede la sfera armillare che non ritrova completamente se stessa, in proiezione verso l’alto, lei insegue invece una direzione non del tutto parallela all’orizzonte terrestre: si rialza di un angolo sottile.

Occorre porre il pannello in un punto preciso della parete e, volendo, indicare il punto per rileggere l’anamòrfosi.

Il disegno è stato condotto con sistemi informatici (viva!); sarà terminato nel mese di luglio.

Ringrazio particolarmente Gherardo Oreggia per la consulenza scientifica e la sua singolare disponibilità.

Lucia Norbiato