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La felicità

GOAL!!
Gran parte del testo
che segue proviene dal sito
http://www.benessere.com/psicologia/feli.htm
che invitiamo a visitare per la sua chiarezza e
completezza. Noi l'abbiamo adattato alle nostre esigenze.
Il tema della felicità appassiona da sempre
l'umanità: scrittori, poeti, filosofi, persone comuni, ognuno si
trova a pensare, descrivere, cercare questo stato di grazia. Per
tentare di definire questa condizione alcuni studiosi hanno
posto l'accento sulla componente emozionale, come il
sentirsi di buon umore, altri sottolineano l'aspetto
cognitivo e riflessivo, come il considerarsi soddisfatti
della propria vita. La felicità a volte viene descritta come
contentezza, soddisfazione, tranquillità, appagamento a volte
come gioia, piacere, divertimento.
- Secondo Argyle (1987), il maggiore
studioso di questa emozione, la felicità è rappresentata da
un senso generale di appagamento che può essere
distinto in settori particolari, quali ad esempio il
matrimonio, il lavoro, il tempo libero, i rapporti sociali, l'autorealizzazione
e la salute.
- La felicità è anche legata al numero e
all'intensità delle emozioni positive che la persona
sperimenta.

Cosa succede quando siamo felici?
Tutti noi, in misura più o meno accentuata,
proviamo emozioni, in un certo senso le agiamo a livello di
comportamenti più o meno visibili e consapevoli, le condividiamo
con gli altri parlando o scrivendo di esse; come abbiamo cercato
di dimostrare alcuni riescono perfino a trasformarle in
straordinarie opere d'arte. Ma cosa succede dentro e fuori di
noi quando siamo felici?
- Alcuni autori (Maslow, 1968;
Privette, 1983) riportano che le sensazioni esperite con
più frequenza dalle persone che si trovano in una condizione
di felicità o di gioia sono quelle di sentire con maggiore
intensità le sensazioni corporee positive e con minore
intensità la fatica fisica, di sperimentare uno stato di
attenzione focalizzata e concentrata, di sentirsi maggiormente
consapevoli delle proprie capacità.
- Spesso le persone felici si sentono più
libere e spontanee, riferiscono una sensazione di
benessere in relazione a se stesse e alle persone vicine e
infine descrivono il mondo circostante in termini più
significativi e colorati.
- Inoltre le persone che provano emozioni
positive, quali ad esempio gioia e felicità, a livello
fisiologico presentano un'attivazione generale
dell'organismo che si manifesta con un'accelerazione della
frequenza cardiaca, un aumento del tono muscolare e della
conduttanza cutanea e infine una certa irregolarità della
respirazione.
- In ultimo chi è felice sorride spesso.
In effetti
il sorriso, sovente accompagnato da uno sguardo luminoso e
aperto, è la manifestazione comportamentale più
rappresentativa, inconfondibile e universalmente riconosciuta
della felicità e della gioia.
Nelle opere che abbiamo riportato in questo ipertesto
compaiono tutte queste caratteristiche: nella poesia di Vivaldi
notiamo che la capacità di percepire sensazioni si fa più
intensa le sensazioni visive, auditive e olfattive sono chiare e
distinte. Si sente ben disposto nei confronti delle altre
persone, non ne fugge la vicinanza e non prova fastidio per le
voci dei ragazzi sul molo; quando parla degli abitanti di
Oneglia che si alzano per andare al lavoro, non manifesta
noia o preoccupazione, si sente in grado di affrontarne la
fatica. Egli è inoltre capace di fantasticare, di immaginare un
mondo che gli offra la possibilità di vivere grandi avventure.
Chi sono le persone felici?
Probabilmente chiunque, passando in rassegna
le persone che gli sono vicine, è in grado di identificare tra
tutte un amico, un parente o un conoscente che è considerato da
tutti la persona felice per antonomasia, la persona che non
perde il buonumore anche quando deve affrontare delle situazioni
difficili o fastidiose, quella che ha sempre la battuta pronta e
che sembra serena in ogni circostanza.
Ma la felicità da cosa dipende? Esistono delle
caratteristiche dell'individuo che lo rendono maggiormente
permeabile a sentimenti di felicità e gioia piuttosto che a
sentimenti negativi?
E' molto difficile, probabilmente impossibile, rispondere in
modo sufficientemente accurato a tali quesiti. Tuttavia le
ricerche sulla felicità mettono in luce come essere più o meno
felici non dipende in modo diretto da variabili anagrafiche come
l'età o il sesso, né in misura rilevante dalla bellezza,
ricchezza, salute o cultura. Al contrario sembra che le
caratteristiche maggiormente associate alla felicità siano
quelle relative alla personalità e in particolare quelle
relative all'estroversione, alla fiducia in se stessi, alla
sensazione di controllo su se stessi e il proprio futuro (D'Urso
e Trentin, 1992).
Secondo Argyle e Lu (1990) la persona estroversa è
più felice perché ha più rapporti sociali, fa amicizie più
facilmente, partecipa ad un maggior numero di attività pubbliche
e collettive dove trova maggiori motivi di interesse e
divertimento. Inoltre una persona felice è anche una persona che
sta bene con se stessa e che ha fiducia nelle sue capacità e
percepisce una fondamentale congruenza tra ciò che è e ciò che
vorrebbe essere. In sostanza, più le persone riescono ad
accettarsi per quello che sono, con tutti i loro pregi e i loro
limiti, più sono felici. Analogamente, quanto più una persona
ritiene di poter ragionevolmente controllare gli eventi che gli
accadono nella sua vita affettiva, sociale, lavorativa, più è
felice, e in particolar modo, è più felice di chi si considera
in balia del caso o degli altri.

Felicità e benessere
Gli stati d'animo positivi possono influire
in modo considerevole sia sul comportamento sia sui processi di
pensiero rendendoli maggiormente adeguati e funzionali alle
situazioni di vita dell'individuo. E' poi ovvio che tutto questo
si ripercuota positivamente sullo star bene dell'individuo con
se stesso e gli altri.
In effetti quando le persone sono di buon umore pensano alle
cose in modo molto diverso rispetto a quando sono di cattivo
umore. Ad esempio, si è trovato che il buon umore porta a
descrivere in modo positivo gli eventi sociali a percepirsi come
socialmente competenti, a provare sicurezza in se stessi e
autostima (Bower, 1983). Inoltre quando si è felici si
tende a valutare più positivamente la propria persona: ci si
sente pieni di energia, si considerano meno gravi i propri
difetti e si pensa meno alle proprie difficoltà. In ultimo, si è
visto che più si è felici più si curano e si allargano i propri
interessi sociali e artistici, si pone maggiore attenzione alle
questioni politiche generali, ci si sente più inclini ad
accettare dei compiti nuovi e stimolanti, anche se difficili (Cunningham,
1986; 1988).
Da questo punto di vista non c'è da stupirsi che uno stato
emotivo positivo induca all'ottimismo: Mayer e
Volanth (1985), infatti, hanno trovato una correlazione
diretta tra grado di buonumore e probabilità stimata di eventi
positivi.
Essere felici induce anche ad essere più audaci. A questo
proposito, Isen e Patrick (1983) hanno messo in
luce come la gioia tendenzialmente porti a sottovalutare la
gravità dei rischi e quindi porti ad agire in modo meno
prudente.
In ogni caso si è anche visto che questo accade solo se la
decisione da prendere non comporta dei rischi seri. In presenza
di uno stato d'animo positivo, non solo il mondo sembra più
colorato e desiderabile e le azioni più facili, ma anche le
persone che ci circondano sembrano migliori.
E' forse per questo che molti esperimenti rilevano come le
persone felici siano più disponibili, generose e altruiste e
provochino negli altri una maggior simpatia.
In ultimo, per quanto riguarda gli aspetti cognitivi, si è visto
che il buon umore ha degli effetti positivi sulle capacità di
apprendimento e di memoria e sulla creatività: in sostanza
quando si è felici si apprende con più facilità, in misura
maggiore e in modo più duraturo (Ellis, Thomas e
Rodriguez, 1984; Ellis, Thomas McFarland e
Lane, 1985) e inoltre si è maggiormente creativi nella
soluzione dei problemi.
FELICITA':
istruzioni per l'uso
A questo punto, visti i vantaggi che essere
felici comporta, ci si potrebbe chiedere se esistono delle
strategie che ci aiutino a sentirci felici o a recuperare il
buonumore quando lo si è perso. In questo senso D'Urso e
Trentin (1992) riportano una serie di attività e
atteggiamenti che si accompagnano o favoriscono uno stato di
benessere.
Tali attività o atteggiamenti sono:
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1. |
non
attribuire interamente a noi stessi la responsabilità
degli eventi spiacevoli che ci capitano |
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2. |
stare in compagnia di persone felici |
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3. |
fare
esercizio fisico |
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4. |
non
confrontare la nostra condizione (salute, bellezza,
ricchezza ecc.) con quella degli altri |
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5. |
individuare quello che ci piace nel nostro lavoro e
valorizzarlo |
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6. |
curare il corpo e l'abbigliamento |
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7. |
riconoscere i legami tra cattivo umore e cattivo stato
di salute: spesso è il malessere fisico, più che altri
fattori oggettivi, a determinare un cattivo umore |
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8. |
dimensionare le nostre aspettative alle capacità e
alle opportunità medie della situazione |
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9. |
aiutare le persone a cui piace essere aiutate |
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10. |
non
fare progetti a lunga scadenza |
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11. |
frequentare le persone che ci hanno fatto dei piaceri
e alle quali abbiamo fatto dei piaceri |
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12. |
non
trarre conclusioni generali dagli insuccessi |
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13. |
fare
una lista delle attività che personalmente ci fanno
stare di buon umore e praticarle |
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