{"id":289,"date":"2013-09-13T15:38:19","date_gmt":"2013-09-13T13:38:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gpeano.org\/facelli\/?p=289"},"modified":"2013-09-13T15:38:19","modified_gmt":"2013-09-13T13:38:19","slug":"golia-fenoglio-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/liceocuneo.it\/facelli\/golia-fenoglio-2\/","title":{"rendered":"GOLIA-FENOGLIO"},"content":{"rendered":"<p><b>\u00a0<\/b><b>Golia<\/b><\/p>\n<p><b><br \/>\nBeppe Fenoglio<\/b><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>l primo grido della sentinella and\u00f2 perso. Ma quando ripet\u00e9: &#8211; I nostri! Tornano i nostri! Hanno un prigioniero! &#8211; allora i partigiani che sedevano a cavalcioni del parapetto della scuola a guardare in faccia il sole di gennaio sciamarono via dal parapetto e per i vicoli e le scarpate si buttarono sullo stradone della collina. E la popolazione col batticuore corse alla specola a prender parte.<br \/>\nVidero attaccar la salita un drappello di partigiani con in mezzo un uomo tanto pi\u00f9 alto di loro, come se lui sfuggisse alle regole della distanza che riducevano di tanto i partigiani. Il gigante vestiva un&#8217;uniforme e aveva capelli biondissimi, nei quali il sole giocava frenetico, come se non n&#8217;avesse parecchie di quelle occasioni.<br \/>\nPoi dall&#8217;ultima svolta sbucarono in velocit\u00e0 i partigiani del presidio e ora si sfrenavano contro il drappello come se volessero ributtarlo a valle. La gente sulla specola pens\u00f2: &#8220;Qui succede come tutte le altre volte che beccano uno della repubblica&#8221;, e si aspettava di vederli cozzare nel drappello, scardinarlo e artigliare il prigioniero per dargli poi a pugni e calci un primo acconto. L&#8217;ultima volta gli stessi catturatori avevano fatto quadrato intorno al prigioniero e avevano resistito all&#8217;assalto sebbene grandinassero su loro tutti i colpi destinati al fascista. S&#8217;erano lottati cosi per un quarto d&#8217;ora, e il groviglio sbandava da un ciglio all&#8217;altro della strada come se questa s&#8217;inclinasse ora di qua ora di l\u00e0. II drappello puntava per salire, gli altri per fermarlo, sicch\u00e9 a chi guardava dalla specola pareva che tutt&#8217;insieme si affannassero a spingere su per l&#8217;erta un pesantissimo carro che un po&#8217; sale ma poi riscivola quando lo sforzo si rompe. Questo era successo l&#8217;ultima volta e la penultima, ma stavolta fu differente.<br \/>\nA venti passi dal drappello si arrestarono di netto, guardarono un momento, poi in silenzio e con le mani basse scansarono il drappello e gli si accodarono come ad ingrossar la scorta. Si vide per\u00f2 il pi\u00f9 piccolo ed il pi\u00f9 giovane dei partigiani, quello che per scherno chiamavano Carnera, avvicinarsi pi\u00f9 d&#8217;ogni altro al gigante, spiccare un salto e a volo strappargli dal petto un qualcosa che vi luccicava. Il colosso si port\u00f2 una mano al petto come se li fosse stato ferito e poi gir\u00f2 la testa, come la girano i buoi, verso il partigiano piccolo.<br \/>\nSulla specola la gente si guard\u00f2 in faccia e un anziano disse: &#8211; Non dev&#8217;essere un fascista. O se lo \u00e8, \u00e8 talmente un pezzo grosso che gli mette rispetto.<br \/>\nPoi dalla specola corsero gi\u00fa alla porta del paese, giusto in tempo per fare ala all&#8217;entrata di un soldato tedesco circondato dai partigiani del presidio. La gente fremette e serr\u00f2 gomito a gomito quando su di essa, in curva, pass\u00f2 lo sguardo di lui. Non era uno sguardo feroce, ma scaturiva da occhi cosi azzurri, piombava da tanta altitudine. Varc\u00f2 la soglia della scuola con dietro i partigiani che arrivavano si e no a coprirgli le scapole, e la popolazione rest\u00f2 a fissare le pietre toccate dai suoi piedi e ad annusare l&#8217;aria quasi che egli avesse dovuto lasciarci un odore particolare. In quel boccheggiamento uno disse: &#8211; Visto, come son fatti gli uomini di Hitler? &#8211; L&#8217;avevano visto, e tacevano, cominciando a spiegarsi il mistero dell&#8217;otto settembre, quando una dozzina di questi uomini avevano domato delle caserme con dentro interi reggimenti nostri. Sostarono davanti alla scuola un&#8217;ora buona, e alle donne non passava per la mente di rincasare n\u00e9 glielo ricordavano i loro uomini. Finalmente dalla scuola usci Sandor, il comandante, e gli trovarono un&#8217;aria grave come non mai, come se sentisse il peso di una nuova e pi\u00f9 alta responsabilit\u00e0. L&#8217;avvilupparono in una rete di domande, ma tutte fatte a bassa voce, quasi nella paura che il tedesco da l\u00e0 dentro potesse afferrarle, offendersi e infuriarsi e travolgendo i partigiani comparire sulla soglia a farli crepar tutti di puro spavento. Ma la voce di Sandor era normale, e sonora, mentre rispondeva a tutti e a ciascuno: &#8211;S\u00ec, parla discretamente l&#8217;italiano. Del resto \u00e8 pi\u00f9 d&#8217;un anno che \u00e8 in Italia. Prima era sul fronte russo, poi l&#8217;hanno mandato qui da noi in riposo. Chiamalo riposo. L&#8217;ha preso Tarzan e la sua volante, alla periferia di Ceva. No no, ha subito alzato le mani, non se l&#8217;aspettava neanche lontanamente. Cosa gli ha fatto Carnera? Gli ha soltanto preso la medaglia, una medaglia della Russia.<br \/>\nUno si schiar\u00ed la gola e domand\u00f2 se lo fucilavano.<br \/>\n&#8211; Non ci conviene mica. \u00c8 meglio conservarlo per un cambio. Se va male a uno dei nostri, si manda il parroco a Ceva a proporre il cambio. C&#8217;\u00e8 da guadagnarci, alle volte per uno di loro te ne restituiscono dieci dei nostri.<br \/>\nA sentire che non lo fucilavano alla gente si slarg\u00f2 il cuore e rincasarono con una certa qual consolazione.<br \/>\nPer un paio di giorni il tedesco non fu visibile, quantunque molti perdessero un bel po&#8217; di tempo appostati in mira alle finestre della scuola, per vederlo almeno di sfuggita, per vederne almeno un pezzo.<br \/>\nIl terzo giorno, due donne che tornavano dal forno con un bambino per mano e nell&#8217;altra il cestone del pane, queste due donne all&#8217;altezza della scuola girarono a caso gli occhi e sussultarono a vedere il tedesco alla finestra, inquadrato di profilo. Stava seduto e facendo un lavoro per suo conto con le labbra strette e le mani sotto il davanzale. Dietro alle due donne altri si accalcarono e guardavano incantati. Finch\u00e9 il tedesco volt\u00f2 gli occhi alla strada: la gente tenne il fiato, ma lo sguardo di lui era diretto in basso, centrava i due bambini. &#8211; Belli bambini, &#8211; disse poi.<br \/>\nAlz\u00f2 una mano e mostrava uno stivaletto, lo agit\u00f2 un po&#8217; come se volesse metterlo in vendita e disse: &#8211; Stivale, mio stivale rotto in una parte.<br \/>\nUn uomo si stacc\u00f2 e and\u00f2 sorridendo fin sotto la grata; le donne lo seguirono con occhi trepidi e compiaciuti. E disse, ad alta voce: &#8211; Io sapere aggiustare. Aggiustare e riportare. Va bene?<br \/>\n&#8211; Voi aggiustare e riportare. Capito. Grazie, &#8211; sillab\u00f2 il tedesco e di tra le sbarre gli pass\u00f2 lo stivaletto.<br \/>\nIl ciabattino torn\u00f2, fendette il crocchio, tenendo alto lo stivale, mostrandolo ma non prestandolo, come chi torna dal palco della giuria con un premio. Bench\u00e9 il tedesco indugiasse dietro la grata, ora la gente non aveva pi\u00f9 occhi che per la sua calzatura, perch\u00e9 era una cosa sua e la pi\u00f9 vicina, che si poteva toccare.<br \/>\nPoi di Fritz (lo battezzarono cos\u00ec, all&#8217;unanimit\u00e0, partigiani e borghesi) di Fritz Sandor dovette essersi fatto un buon concetto, perch\u00e9 lo mise fuori a spaccar legna. Non libero, a sorvegliarlo c&#8217;era sempre Carnera, seduto sulla montagnola dei ceppi, con la testa nella coppa delle mani e gli occhi, naturalmente torvi, a seguire la traiettoria delle schegge. Aveva quattordici anni appena compiuti ed era fatto come un ragno. Ficcato nei calzoni teneva il suo pistolino 6,35 e ogni tanto lo tirava su a met\u00e0, un po&#8217; come memento al tedesco e un po&#8217; perch\u00e9 non gli indolenzisse la pancia.<br \/>\nMa Fritz a Carnera sorrideva sempre, cosi come sorrideva a tutti e a tutto, perfino ai ciocchi sulla toppa. E quando gli riusciva un fendente di particolare forza e precisione, che le schegge rimbalzavano fin sul tetto della censa, allora fissava Carnera pazientemente come se non potesse essergli negato un sorriso almeno di apprezzamento. Ma Carnera non poteva e non voleva sorridergli, sempre i suoi occhi o s&#8217;appuntivano per il sospetto o s&#8217;intorbidavano per la noia.<br \/>\nAvrebbe dato un calcio a quel servizio di guardia, non fosse stato che il prigioniero era un tedesco e questo servizio quindi tra i fatti salienti della sua carriera partigiana.<br \/>\nAncorch\u00e9 pieno gennaio, Fritz per spaccar la legna si sfilava camicia e flanella. E le donne, al riparo degli spigoli e delle tendine, lo guardavano a lungo: nessuno dei loro uomini aveva quella pelle, una pelle di bimbo a fasciare un gigante di quarant&#8217;anni, tenera, abbondante, fulgida per i peli d&#8217;oro. E un giorno in una casa sullo spiazzo dove Fritz lavorava deton\u00f2 uno schiaffo. Un marito era arrivato dietro la moglie che perdeva tempo a contemplare il torace del tedesco, l&#8217;aveva afferrata per le spalle, ruotata e battuta in faccia. Il fatto per\u00f2 non danneggi\u00f2 Fritz in paese, dove la cosa si riseppe, perch\u00e9 era chiaro che la colpa era tutta di lei.<br \/>\nNon lo consideravano pi\u00f9 un nemico &#8211; del resto l&#8217;avevano considerato tale soltanto per i pochi minuti della sua entrata in paese &#8211; e riusciva sempre pi\u00f9 difficile perfino considerarlo straniero; in quanto a stranieri, erano infinitamente pi\u00f9 stranieri i due prigionieri inglesi, Tom e Victory, che l&#8217;otto settembre erano evasi da un campo di concentramento ed erano stati qualche mese con Sandor finch\u00e9 in uno sbandamento del &#8217;44 erano andati a perdersi chiss\u00e0 dove.<br \/>\nMa la curiosit\u00e0 non moriva. I bambini che tornavano dalla dottrina in canonica, si fermavano sempre a vedere Fritz lavorare alla legna o ad altro e facevano ogni volta tardissimo, ma a casa era sempre buona la scusa d&#8217;essersi fermati per Fritz. A Carnera la bile montava fin sotto il palato, perch\u00e9 lui teneva infinitamente all&#8217;ammirazione dei bambini, ma questi s&#8217;interessavano sempre e soltanto a Fritz. Finch\u00e9, al massimo della gelosia, Carnera li cacciava tutti a casa con un urlo e la faccia feroce.<br \/>\nOra il cuciniere lo mandava spesso in giro per le case a farsi imprestare gli arnesi da cucina che a lui mancavano, e dopo avergli dato quel che gli bisognava, le donne lo trattenevano sempre un po&#8217; e gli versavano un bicchiere di vino dolce, la prima che aveva pensato d&#8217;offrirglielo avendo scoperto che gli piaceva pi\u00f9 dell&#8217;altro ed essendosi fatta premura d&#8217;avvisarne le compagne. Quanto ai partigiani, l&#8217;ammisero a mangiar con loro, anche se subito dopo lo spedivano nello stanzino di l\u00e0 a lavare i piatti.<br \/>\nMa un giorno, appena senti Fritz affondare i primi piatti nell&#8217;acqua, Ivan, che era dei pi\u00f9 vecchi, ritir\u00f2 le mani da sulla tavola e disse: &#8211; \u00c8 scandaloso trattare un tedesco cos\u00ec come lo trattiamo noi.<br \/>\nSandor stava bagnando di saliva una sigaretta accesa male. Capi storto e disse: &#8211; Vorresti che non gli facessimo nemmeno lavare i piatti?<br \/>\nAllora Ivan disse adagio e marcato: &#8211; Io voglio dire che lo trattiamo scandalosamente bene. Quasi come se gli volessimo bene, ecco. Questo \u00e8 lo scandaloso che dico io.<br \/>\nSandor disse con leggerezza: &#8211; E cosa vuoi fargli? Fucilarlo?<br \/>\n&#8211; Io non sono un sanguinario e tu lo sai. Ci ho riflettuto molto, ed \u00e8 proprio quello che dovremmo fargli. Fucilarlo. Non aveva ancor detto l&#8217;ultima parola e gi\u00e0 Carnera gli si era postato dietro, con una mano sulla spalla, come a schierarsi e a incoraggiarlo.<br \/>\nLo stanzone s&#8217;era allagato di silenzio, un partigiano lasci\u00f2 cadere sulla tavola la tabacchiera. &#8211; Per principio, bisogna farlo, &#8211; aggiunse Ivan.<br \/>\nSandor guard\u00f2 di sfuggita verso lo stanzino dove Fritz rigovernava, poi, abbassando involontariamente la voce, disse: &#8211; A parte il fatto che eravamo d&#8217;accordo di conservarlo per un eventuale cambio. A parte questo, a te cos&#8217;ha fatto? Perch\u00e9 ce l&#8217;hai?<br \/>\n&#8211; A me niente, perch\u00e9 se un tedesco m&#8217;avesse fatto qualcosa, non sarei qui a parlarti. A me niente, ma qualcosa avr\u00e0 ben fatto a qualcun altro. Pensa un momento, Sandor, a tutto quello che hanno fatto i tedeschi in Italia. Ne hanno fatte tante, dico io, che per farle debbono essercisi messi in tutti quanti sono, nessuno escluso, e quindi Fritz compreso.<br \/>\nS&#8217;intromise Polo, un altro dei pi\u00f9 vecchi, e disse: &#8211; Ma cosa vuoi che abbia fatto Fritz ? Non lo vedi che \u00e8 il tedesco meno tedesco che ci sia? Fritz \u00e8 il tipo domestico.<br \/>\nCarnera premeva sempre alle spalle di Ivan e accennava a lavorargli i fianchi coi pugni per pungolarlo e intanto fissava Sandor come a convincerlo per via ipnotica.<br \/>\nIvan disse, opacamente come sempre: &#8211; Anche se lui personalmente non ha fatto niente, \u00e8 giusto che paghi lui per gli altri che hanno fatto e che non ci vengono nelle mani.<br \/>\nDisse Polo, sporgendo le labbra: &#8211; Per fortuna hai detto in principio che tu non sei sanguinario&#8230; Allora Ivan alz\u00f2 la voce. &#8211; No, sono giusto, e non sanguinario. Pensa un momento ai nostri, che i tedeschi hanno fucilato, impiccato, bruciato coi lanciafiamme, pensa a Marco, Dio Cristo, a Marco che l&#8217;hanno impiccato col gancio da macellaio e ci ha messo un&#8217;ora a morire. E credi che Marco in tutta quell&#8217;agonia non abbia pensato: &#8220;Almeno restano dei nostri che mi vendicheranno, che li faranno pagare anche per me!&#8221;? Guarda noi come gliela facciamo pagare! Questo \u00e8 tradimento!<br \/>\n&#8211; \u00c8 tradimento! &#8211; echeggi\u00f2 Carnera, sporgendosi da dietro la schiena di Ivan.<br \/>\nLa parola mozz\u00f2 il fiato a tutti. Poi, il partigiano Gibbs cominci\u00f2: &#8211; Gli altri&#8230; &#8211; Non si poteva ancora dedurre se Gibbs parlava a favore o contro, ma Ivan scatt\u00f2 subito. &#8211; Gli altri! Ma non capite che gli altri siamo noi, possiamo esserlo da un minuto all&#8217;altro? Appena ci ammazzano siamo subito gli altri. E se capitasse a me, e ne avessi il tempo, io lo penserei: &#8220;Almeno i miei mi vendicheranno&#8221;. E se da dove sar\u00f2 andato a finire vedo che i miei non soltanto non mi vendicano ma trattano bene uno di quelli che m&#8217;hanno ucciso, allora, se potessi tornar gi\u00fa, com&#8217;\u00e8 vero Dio faccio la pelle al tedesco che m&#8217;ha ammazzato e anche al partigiano che potendolo non m&#8217;ha vendicato.<br \/>\n&#8211; Io ti capisco, Ivan, &#8211; disse allora Sandor, &#8211; ma non mi sento di far fare a Fritz la fine che vuoi tu. Io coi tedeschi ce l&#8217;ho, \u00e8 naturale che ce l&#8217;ho, per tante cose. Ma non c&#8217;\u00e8 confronto con come ce l&#8217;ho coi fascisti. Io arrivo a dirti che ce l&#8217;ho soltanto coi fascisti. Per me son loro la causa di tutto. Guarda, Ivan, se io corressi dietro a un tedesco, e mi spuntasse da un&#8217;altra parte un fascista, stai certo che io lascio perdere il tedesco e mi ficco dietro al fascista. E lo acchiappo, dovesse creparmi la milza. E tu faresti lo stesso.<br \/>\n&#8211; Questo \u00e8 vero, anch&#8217;io farei cos\u00ec. Ma con questo tedesco io non ho per niente la coscienza a posto. Per niente -. E scuoteva tenacemente la testa. Poi si alz\u00f2, and\u00f2 alla finestra, come se le sue prossime parole fossero da proclamarsi al mondo. E disse: &#8211; Ma che gente siamo noi italiani ? Siamo in una guerra in cui si pu\u00f2 far del male a tutti, si deve far del male a tutti, e noi ce lo facciamo soltanto tra noi. Cos&#8217;\u00e8 questo? Vigliaccheria, cretina bont\u00e0, forse giustizia? Io non lo so. So solo che se noi di qua pigliamo un tedesco, invece di ammazzarlo finiamo per tenerlo come uno dei nostri. I fascisti di l\u00e0, se beccano un inglese o un americano, qualche sfregio certo gli faranno, ma ammazzarlo non lo ammazzano. Ma se invece ci pigliamo tra noi, niente ti salva pi\u00f9, e se cerchiamo di spiegare che siamo fratelli ci ridiamo in faccia. \u00c8 cos\u00ec, quando la guerra finir\u00e0, ci sar\u00e0, mettiamo, degli inglesi che tornano dalle loro madri e dicono: &#8220;M&#8217;hanno preso i fascisti italiani ma m&#8217;hanno lasciata salva la vita&#8221;, e dei tedeschi che torneranno a casa e diranno la stessa cosa dei partigiani italiani. Ma alle madri italiane, alle nostre, che cosa si dir\u00e0?<br \/>\nSi sentiva l&#8217;acciottolio dei piatti sotto le mani del tedesco e il respiro pesante dei partigiani. Poi Polo disse, lasciando cascar le braccia: &#8211; Tutta questa discussione per Fritz. E lui \u00e8 di l\u00e0 che ci lava i piatti. Di&#8217;, Ivan, non ti sembra gi\u00e0 abbastanza che un uomo di Hitler, un soldato dell&#8217;esercito tedesco che ha domato Francia e Polonia e mezzo mondo sia di l\u00e0 a lavarci i piatti a noi poveri scalcinati partigiani italiani?<br \/>\n&#8211; Mah, &#8211; fece Ivan, stanchissimo, &#8211; io non lo so, non so pi\u00f9 niente. Io ho parlato per questione di principio.<br \/>\nGrid\u00f2 Carnera: &#8211; Abbastanza? \u00c8 abbastanza le balle!<br \/>\nSandor alz\u00f2 appena un sopracciglio, ma Polo domand\u00f2: &#8211; E tu, Mosquito, cosa vorresti fargli di pi\u00f9?<br \/>\n&#8211; Io l&#8217;ammazzerei! Io lo ammazzo!<br \/>\nPolo ci fece sopra una sghignazzata, cos\u00ec artificiale e concisa che Carnera se ne offese il doppio che se fosse stata sincera e prolungata. Grid\u00f2: &#8211; Voi non mi prendete sul serio perch\u00e9 io non ho la vostra et\u00e0, ma io come partigiano valgo tanto quanto voi! Con la differenza che se voi aveste solo la mia et\u00e0 non avreste avuto il coraggio d&#8217;entrare nei partigiani, come ho fatto io a quattordici anni.<br \/>\nPolo disse, con una voce ghiacciata: &#8211; Te lo dico io quel che sei venuto a far tu nei partigiani. Ci sei venuto per farti mantenere, perch\u00e9 ci hai tutto da guadagnare, per mangiare tutti i giorni la carne che a casa tua vedevi soltanto la domenica&#8230;<br \/>\nBen pi\u00f9 lunga era la lista, ma Polo la tronc\u00f2 perch\u00e9 la fisionomia del piccolo impressionava. Piangeva di furore e quell&#8217;acqua l&#8217;accecava, sicch\u00e9 il dito puntato non centrava affatto Polo, ma era a Polo che disse: &#8211; A te ti far\u00f2 vedere io, ti far\u00f2 vedere!<br \/>\n&#8211; S\u00ec, ma sbrigati, perch\u00e9 altrimenti la guerra finisce e tu non ci avrai fatto veder altro che mangiar carne.<br \/>\n&#8211; Ti far\u00f2 vedere io, e presto. E intanto ti dico che sei un vergognoso. Vergognoso tu e vergognosi tutti, meno Ivan -. E scavalc\u00f2 la panca perch\u00e9 Polo e qualche altro offeso stavano per abbrivarlo, e dalla porta grid\u00f2 tutto d&#8217;un fiato: &#8211; Qui dentro ad avere il cuore di partigiano ci siamo solo io e Ivan. Voi siete tutti dei vergognosi. Perch\u00e9 se io piglio un tedesco, io l&#8217;ammazzo. Perch\u00e9 io sono un partigiano e Ivan ha ragione a dire che \u00e8 un tradimento, &#8211; e scapp\u00f2.<br \/>\nQuella sera stessa una donna del paese entr\u00f2 al comando a regalare un cambio di biancheria per Fritz.<br \/>\nMa, ancora di gennaio, ci fu un giorno che il tedesco dovette tremare per la sua vita, che era, a fil di logica, perduta. Tarzan mancava da tre giorni, forse era sceso a Ceva a studiare i posti di blocco o forse batteva le colline semplicemente per distrazione, era quello che diceva, che a non muoversi il partigiano \u00e8 il pi\u00f9 noioso dei mestieri e che in fondo, a muoversi o a starsene fermi, il pericolo era pressoch\u00e9 identico. Tre giorni erano molti, ma Tarzan era il tipo che rientrava sempre alla base.<br \/>\nInvece arriv\u00f2, mandato dai frati del convento appena fuori Ceva, un uomo ad avvisare che la repubblica aveva preso e fucilato un partigiano proprio all&#8217;angolo del convento, e l\u00e0 l&#8217;aveva lasciato. Dalla descrizione era Tarzan. &#8211; E portatevi qualcosa da far leva, ch\u00e9 per il gelo s&#8217;\u00e8 tutto attaccato alla ghiaia.<br \/>\nFritz stava alla grata e vide il gruppo dei partigiani spartirsi. Vide Polo andare al portico e tirarne fuori il camion e manovrarlo fino al limite della piazza, pronto per la discesa. E Ivan salire sul cassone con cinque altri, piazzare un mitragliatore sulla cabina e tutti aspettare Sandor. Il capo era entrato in casa del medico condotto. Ne usciva adesso, portava sul braccio un fagottone bianco, e dietro gli usci la moglie del dottore, che pareva fare a Sandor delle raccomandazioni. Poi Sandor spari nella cabina e il camion rotol\u00f2 in folle gi\u00fa per la discesa.<br \/>\nDopo tre ore tornavano, si senti il camion penare in salita come sempre, il suo motore urlare come Sisifo.<br \/>\nFritz, trovato tutto spalancato, era uscito in piazza. Gi\u00e0 ci stava adunata tutta la popolazione, dopo aver chiuso i bambini in casa e sbarrato tutto, che non potessero vedere assolutamente niente di quanto andava a succedere in piazza. Tutti stavano a testa china, come violentati dal fragore del camion ormai vicinissimo, qualcuno si premeva le due mani sul petto, altri si tamponavano la bocca.<br \/>\nIl camion fren\u00f2 nel bel mezzo della piazza, tutto fu visto e compreso quando Polo saltato gi\u00fa dalla cabina and\u00f2 ad abbattere la sponda del cassone. Lo calarono e lo deposero sul primo scalino della chiesa. La moglie del medico, con le mani giunte sotto il mento, fissava la muffa rossa fiorita sul suo bel lenzuolo matrimoniale. S&#8217;erano dimenticati di spegnere il motore, singhiozzava come un orco. Polo corse a spegnerlo, e cos\u00ec si senti distintamente il cigolio delle imposte tentate dai bambini confinati nelle case.<br \/>\nSandor attravers\u00f2 la piazza, arriv\u00f2 allo scalino e rimase li come una statua. Elia, partigiano meridionale, parti dal fondo e avanz\u00f2 adagio rasente alla popolazione; nelle mani a coppa teneva quattro o cinque ciottoli innaffiati di sangue e ripeteva con voce da chierico: &#8211; Queste pietre sono sporche del suo sangue. Sono le pietre del mucchio di ghiaia sul quale l&#8217;hanno fucilato -. La gente ritraeva la testa ma aguzzava gli occhi, e le donne si segnavano, perch\u00e9 pareva proprio una cosa di chiesa, un passaggio di sante reliquie.<br \/>\nOra Sandor s&#8217;era riscosso, si chin\u00f2, prese un lembo del lenzuolo e lentissimamente scopri Tarzan fino alla cintola. Poi si raddrizz\u00f2 e disse: &#8211; L&#8217;hanno ammazzato come voi ammazzate i vostri conigli. Venite tutti a vedere come l&#8217;hanno ammazzato.<br \/>\nNessuno si mosse, soltanto il medico, ma non poteva passare, l&#8217;orrore aveva paralizzato la gente e toltole ogni senso fuorch\u00e9 la vista, e cos\u00ec si opponeva al medico compatta ed insensibile come un muro. Dovette aggirarla, ma gli ci vollero pi\u00f9 di cinque minuti per arrivare allo scalino. Si chin\u00f2, poi pos\u00f2 un ginocchio a terra, era fortemente miope e perci\u00f2 il suo naso sfiorava il petto di Tarzan, la gente da lontano accompagnava con gli occhi il suo dito nella minuziosa ricerca di tutti i buchi aperti dalla raffica.<br \/>\nUna donna url\u00f2: &#8211; Tiratelo su da quelle pietre, portatelo in chiesa. Le pietre gli fanno male, ha persino la testa sulle pietre. Vado a prendergli un cuscino.<br \/>\nDall&#8217;altra parte s&#8217;alz\u00f2 un urlo selvaggio e come molteplice. La gente si senti mancare, un urlo cos\u00ec poteva farlo solo la repubblica, venuta su a tradimento dietro il camion a sorprenderli mentre facevano la piet\u00e0 a Tarzan e fra un attimo avrebbe spazzato la piazza con la mitraglia. Era soltanto Polo. I capelli serpentini gli ingraticciavano la faccia, lucente per pianto o sudor freddo, e degli occhi gli si vedeva solo il bianco. S&#8217;era chinato sopra un catino immaginario, si rimboccava le maniche e gridava: &#8211; Hanno ammazzato Tarzan che era nostro fratello! Voglio lavarmi nel loro sangue! &#8211; e immergeva le mani in quel catino e se le lavava con cura e naturalezza. Toccandosi i bicipiti url\u00f2: &#8211; Voglio lavarmi fin qui!<br \/>\nFritz era nell&#8217;ultima fila, ma per la sua statura dominava tutta la piazza. D&#8217;improvviso quel suo svettare lo spavent\u00f2, cos\u00ec era impossibile non esser visto e additato. Si curv\u00f2, gi\u00e0 le ginocchia gli tremavano come ai cavalli e le natiche gli pulsavano come un cuore. Ora che la gente era ai sentimenti estremi lui non capiva pi\u00f9 una parola d&#8217;italiano, il silenzio e il clamore l&#8217;atterrivano egualmente. Nell&#8217;uno e nell&#8217;altro, nelle facce, nell&#8217;aria coglieva la necessit\u00e0 della vendetta, del sacrificio, e per placare lo spirito di Tarzan non c&#8217;era che lui sottomano.<br \/>\nTutti erano come sotto ipnosi. Macchinalmente rincul\u00f2 d&#8217;un passo, d&#8217;un altro e un altro ancora, finch\u00e9 urt\u00f2 col tallone contro il parapetto della scuola. Conosceva la natura sottostante: una scarpata da potersi far rotoloni in un niente, quindi una raggera di rittani, uno dei quali talmente incassato da sembrare un sotterraneo. Ma poi?<br \/>\nAvverti una presenza al suo fianco. Abbassando lo sguardo vide Carnera, tutto eretto come se volesse piantargli gli occhi al livello, ed erano occhi impietrati, nemmeno il gran piangere fatto per Tarzan li aveva illanguiditi un po&#8217;.<br \/>\nFritz annasp\u00f2 e disse: &#8211; Tu cercare me? Sandor ti manda? &#8211; Non reggeva lo sguardo di Carnera e d&#8217;altra parte non si fidava a distogliere gli occhi per non perdere il minimo movimento del piccolo, se metteva mano a quella sua pistola ficcata nei calzoni. Si sentiva tutto gelato, come se fosse morto gi\u00e0 da parecchie ore. Poi batt\u00e9 le ciglia e, sperando che gli occhi gli si inumidissero almeno un po&#8217;, disse: &#8211; Povero Tarzan. Buono era Tarzan. Quando preso me, agito da vero soldato.<br \/>\nMa Carnera taceva, e quella pistola non saltava fuori, e i secondi passavano. E gi\u00e0 si diramava calda nel cervello di Fritz, a scongelarlo, la certezza che non lui sarebbe stato immolato allo spirito di Tarzan, che la cosa stava tutta tra italiani. Carnera infatti fin\u00ec col chinar gli occhi e si limit\u00f2 a riportarlo dentro la scuola, dove il cuciniere, senza una parola, gli diede da pelar le castagne.<br \/>\nFu comunque per Fritz la peggior sera di tutta la sua prigionia. Non cen\u00f2, rimase sempre in un angolo dello stanzone della mensa, rabbrividendo alle fiammelle degli zolfini con cui i partigiani si accendevano le sigarette: dovevano non vederlo, non ricordarsi di lui, non indicarselo l&#8217;un l&#8217;altro. Non alz\u00f2 mai gli occhi, non vedeva che le gambe dei partigiani che entravano e uscivano dandosi il cambio per vegliare Tarzan in chiesa. E benedisse il cuciniere quando dallo stanzino lo chiam\u00f2 a rigovernare. Nessuno gli si arrest\u00f2 davanti, nessuno lo fiss\u00f2 particolarmente, non gli venne rivolta parola. Finalmente, verso le dieci, Sandor passando gli fece: &#8211; Tu non andare a dormire?<br \/>\nNulla era dunque cambiato, semplicemente non c&#8217;era pi\u00f9 Tarzan ad essere come tutti gli altri buono con lui.<br \/>\nCi fu poi un altro avvenimento, borghese questo e felice, il matrimonio dell&#8217;unica figlia del signor Ilario, padrone della censa e gran rifornitore dei partigiani. Sposava un uomo di Murazzano, che sarebbe entrato in famiglia. Malgrado il contrario parere dei loro vecchi, non vollero aspettare la fine della guerra. I vecchi avevano detto: &#8211; \u00c8 troppo pericoloso sposarsi in un epoca come questa in cui gli uomini si danno la caccia e s&#8217;ammazzano l&#8217;un l&#8217;altro. Il tuo uomo, Elsa, \u00e8 di quelli che se ne stanno a casa a farsi gli affari loro e di politica non s&#8217;intrigano, ma vedi bene che son proprio gli estranei, gli innocenti, che il pi\u00f9 delle volte ci lasciano la pelle. E tu, Dario, abbi cognizione per tutt&#8217;e due. Sai bene che un giovane come te non ha la sicurezza di andare a letto la sera e svegliarsi vivo la mattina dopo. Se ti dovesse capitare una disgrazia, cerca di farla contare per te solo e non per due.<br \/>\nMa Elsa rispondeva: &#8211; E appunto perch\u00e9 viviamo in una epoca come questa che ci vogliamo sposare a tutti i costi. Se capita una disgrazia a Dario, io che me ne faccio poi della vita? Invece, se gli capita da sposati, almeno sar\u00f2 stata sua moglie e qualcosa dalla vita avr\u00f2 avuto. I vecchi allargarono le braccia e le nozze si fecero, le sole che in quel paese si celebrarono nei due anni della guerra partigiana.<br \/>\nAl ricevimento in casa del signor Ilario andarono tutti i partigiani, ma alla spicciolata e solo per il tempo di far gli auguri, mordere in una fetta di torta e bere un bicchiere di moscato, ripetere gli auguri e via, perch\u00e9 tutti insieme avrebbero intasato la sala. Solo Sandor ci sarebbe rimasto dal principio alla fine.<br \/>\nFritz era nella lista, per espresso invito del signor Ilario e consenso di Sandor. Quando, al suo turno, apparve sulla soglia, lo accolse un applauso inaudito, che egli ricevette impalato e come gonfio, mentre la gente non finiva di battergli le mani, insensibile agli spifferi gelati. Poi Fritz s&#8217;avanz\u00f2, a testa china per non darla nei molti lumi che pendevano dal soffitto, si present\u00f2 agli sposi e batt\u00e9 i tacchi. Allora le donne si allungarono sulla tavola a brandire bottiglie e tutte insieme gridavano: &#8211; Da bere a Fritz! Non date di quello a Fritz! \u00c8 il vino dolce che piace a Fritz ! Il vino dolce a Fritz ! &#8211; Basta, il tedesco ebbe un trattamento speciale e rest\u00f2 con Sandor fino alla fine.<br \/>\nUn fratello dello sposo aveva portato la fisarmonica, a un certo punto la spall\u00f2 e attacc\u00f2 una mazurca. Finita quella prima aria, Fritz col bicchiere in mano s&#8217;avvicin\u00f2 al musicante e gli domand\u00f2, mentre tutti pendevano da lui: &#8211; Sapere valzer delle bimbe brune?<br \/>\nIl ragazzotto non rispose n\u00e9 si n\u00e9 no, reclin\u00f2 il capo sulla tastiera, finch\u00e9 il signor Ilario gli disse ruvidamente: &#8211; Lo sai o non lo sai quel che t&#8217;ha detto Fritz ? Non sarai mica cos\u00ec stupido da aver soggezione? Non vedi che \u00e8 dei nostri?<br \/>\nAl ragazzo venne da piangere, dopo tutto non era un musicante pagato, era venuto con lo strumento solo per festeggiare a modo suo il fratello sposo. Ma poi, per non passar da selvaggio, fece un accordo e disse con gli occhi bassi che la sapeva.<br \/>\nAllora Fritz si raddrizz\u00f2, misurando con le dita lo spazio che separava la sua testa dal soffitto. &#8211; Se tu sapere, anche io sapere. Tu suonare e io cantare -. E la cant\u00f2 tutta in italiano, scortecciando le parole, mentre le donne si torcevano le mani in grembo e vibravano dalla testa ai piedi, con gli occhi lustri puntati su Fritz.<br \/>\nFinito, per i battimani tintinnarono i vetri e ballarono i lumi, e le donne incrociarono le loro grida: &#8211; Ma bravo, Fritz! L&#8217;ha cantata tutta in italiano, tutta! E che bella voce, diversa dalle nostre. Chi te l&#8217;ha insegnata, Fritz ? Deve avergliela insegnata una donna delle nostre, un&#8217;italiana di chiss\u00e0 dove. Non ne sai altre, Fritz?<br \/>\nFritz s&#8217;inchin\u00f2 alla sposa e disse: &#8211; No, io non sapere altre canze, ma sapere tante altre cose buone per festa&#8230;<br \/>\n&#8211; Avanti, Fritz! Forza, Fritz! &#8211; gridarono le donne, come percorse dalla corrente elettrica. E Fritz sciorin\u00f2 tutto un repertorio di giochi scherzi e trucchi, con le carte, con l&#8217;orologio del signor Ilario, coi fazzoletti delle donne e i cappelli degli uomini, perfino con roba fatta venire dalla cucina. Gli invitati inghiottivano saliva, si davano gomitate, qualche donna rovesciava la pupilla come se fosse per godere, gli stessi uomini fissavano caldamente Fritz, che rimaneva composto come un professionista. E alla fine un invitato disse: &#8211; Certo che nella meccanica i tedeschi non li batte nessuno.<br \/>\nNegli stomaci le torte si rapprendevano e pesavano come cemento, dentro il vino correva a gara col sangue, la stufa era incandescente. Il tedesco aveva eclissato gli stessi sposi, e le donne non la smettevano. &#8211; Ma com&#8217;\u00e8 simpatico! Non \u00e8 stato straordinario con quei giochi? Tu credevi che ci fossero dei tedeschi cosi? Non vi sembra che sia sempre stato dei nostri, che l&#8217;abbiamo sempre avuto in paese? &#8211; E tornavano a fissarlo come per rinforzarsi dentro quelle impressioni. Gli guardavano soprattutto il collo, che nessuna di loro avrebbe potuto cingere con le due mani, e la nuca, cosi grassa e rasa e brillante come la gola del maiale maturo.<br \/>\nPoi il signor Ilario s&#8217;alz\u00f2 e trascinandosi dietro la sedia and\u00f2 a portarsi dirimpetto a Fritz. Che mise via il bicchiere e si protese verso il padrone di casa.<br \/>\nIl signor Ilario sbatt\u00e9 le labbra, pos\u00f2 una mano sulla spalla a Fritz, poi la ritir\u00f2 mandandosela con forza sulla coscia e finalmente disse: &#8211; Sentire un po&#8217; me, Fritz. Parliamoci da soldato a soldato. Fritz, da seduto, uni i tacchi e accenn\u00f2 di si con la testa, con gravit\u00e0 senza pari.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 anch&#8217;io essere stato soldato, ai tempi di mia giovent\u00fa, avere fatto tutta l&#8217;altra guerra. Essere alpino, alpini, quei soldati italiani con una piuma sul cappello. Forse tu, Fritz, conoscerli, austriaci conoscerli di sicuro.<br \/>\nFritz assenti su ogni punto, mentre la gente faceva cerchio e spalliera, e partiva qualche schiocco di dita a quelli che per accostarsi strisciavano sul pavimento le gambe delle sedie.<br \/>\nPoi il signor Ilario, chi l&#8217;avrebbe detto? Si mise a parlare in mezzo tedesco, e Fritz s&#8217;illumin\u00f2 tutto in faccia, ma per un attimo solo, poi ritorn\u00f2 compunto, perch\u00e9 in quel mezzo tedesco il signor Ilario gli raccontava cose tristi.<br \/>\n&#8211; Ich, &#8211; esordi il vecchio battendosi il petto, &#8211; ich kriegsgefangen in Osterreich.<br \/>\n&#8211; Sie?<br \/>\n&#8211; Mangiare sempre kartoffel. Gran kartoffel.<br \/>\n&#8211; Kartoffel, patate, ja.<br \/>\nIl signor Ilario si palp\u00f2 la giacca. &#8211; Com&#8217;\u00e8 la parola ? Ah, papier. Papier, sempre vestiti di papier, im winter und arbeit in bahnen -. Poi si volt\u00f2 a tradurre alla gente: &#8211; Gli sto dicendo che quando ci hanno portato prigionieri in Austria, l\u00e0 ci davano da mangiare patate e sempre solo patate, e noi andavamo ancora a cercar le bucce nella fossa dell&#8217;immondizie. E ci davano dei vestiti di carta, cos\u00ec noi giravamo vestiti di carta, d&#8217;inverno e a lavorare sulle strade -. Tornando a Fritz: -Tanta fame in Austria, e tanto freddo. Nicht brot, nicht feuer. Ma la gente non era cattiva, era buona come in tutte le parti del mondo. Noi prigionieri lo vedevamo da noi che la gente non avere pane nemmeno per lei e pochissima legna da bruciare. Datemi da bere. Dunque, Fritz, tu vedere che anch&#8217;io stato soldato. Tu devi parlarmi da soldato a soldato -. E qui gli occhi del padrone di casa annegarono nelle lacrime. Fritz turbatissimo alz\u00f2 gli occhi in faccia alla gente, ma questa era tutta fissa a lui e si accorse del cambiamento d&#8217;umore dell&#8217;altro quando ripigli\u00f2 a parlare e la sua voce era accidentata per il pianto. Diceva: &#8211; Fritz, quando finire questa guerra, quando? Perch\u00e9 se andare ancora lunga, noi tutti moriamo di crepacuore. Per noi, noi siamo vecchi e frusti, e quando la morte viene, viene sempre all&#8217;ora giusta, e magari anche un po&#8217; tardi. Ma mia figlia e quelli giovani come lei? Mia figlia e suo uomo, Fritz! Io ho resistito alla prigionia in Austria, poi ho fatto dieci anni il cantiniere in Francia, e adesso sono vent&#8217;anni che lavoro nella censa di questo paese. Tutta la vita ho lavorato per procurar del bene a mia figlia, a lei e all&#8217;uomo che si sarebbe poi scelto. Perch\u00e9 se lo godano e si ricordino sempre di me. E invece, se la guerra va ancora lunga, mia figlia pu\u00f2 perdere il suo uomo, e allora tutto il bene che io le ho fatto non le servirebbe pi\u00f9 a niente, non la consolerebbe pi\u00f9 -. Le ultime parole le disse mulinando le braccia per tener discosto sua figlia che gli si era chinata addosso per interromperlo e gli diceva: &#8211; Fatti forza, pap\u00e0. Non parlare cos\u00ec, non far cos\u00ec, asciugati gli occhi.<br \/>\nUn&#8217;invitata vecchia con tanta pratica di uomini disse: &#8211; \u00c8 vecchio. Ha bevuto un po&#8217; fuori dell&#8217;ordinario e il vino l&#8217;ha portato al sentimento.<br \/>\nSandor s&#8217;era fatto accanto al signor Ilario e gli disse: &#8211; La faremo finire noi, e pi\u00f9 presto di quel che si creda.<br \/>\nMa il vecchio scuoteva la testa. &#8211; Voi, poveri ragazzi, lontani dalle vostre case, fate tutto quello che potete, ma non potete far altro che star quass\u00fa a difendervi, con poco o niente, e a patire. Voi lo sapete solo quanto me quando la guerra finisce. Fritz invece lo sa, lui \u00e8 dell&#8217;esercito tedesco, e tutto dipende dall&#8217;esercito tedesco.<br \/>\nFritz fissava attonito quella vecchia faccia stemperata nelle lacrime, quella bocca tremante sotto i baffoni imperlati di vino. Gli uomini avevano messo via i bicchieri e s&#8217;erano presa la testa fra le mani. Poi il tedesco si raccolse, cominci\u00f2 a percuotersi la coscia, con violenza, pi\u00f9 volte, e a roteare degli occhi impressionanti. Qualcuno temette che quella debolezza, quel sentimento del padrone di casa avesse avuto l&#8217;effetto di offenderlo, d&#8217;infuriarlo, e adesso chiss\u00e0 cosa andava a capitare, cos\u00ec allo stretto, con quel bestione che per giunta aveva strabevuto. Sicch\u00e9 si sbirci\u00f2 Sandor, se era armato e gli stava attento, pronto a intervenire.<br \/>\nIl tedesco s&#8217;era alzato, sbuff\u00f2 un paio di volte come se gi\u00e0 volesse rimettersi dal faticoso discorso che ancora non aveva fatto, poi disse: &#8211; Ora io dire tutto quello che io sapere. E io sapere, anche se sono da lungo tempo separato dai miei camerati, da mio esercito tedesco. Germania non pi\u00f9 forte da vincere guerra. Ma ancora forte, Germania, da farla andare lunga, come dice il padrone della casa. Voi potere domandare: perch\u00e9 ancora combattere, se guerra \u00e8 perduta? Ma voi essere italiani, e solo tedeschi adatti a capire i tedeschi, Tutti gli altri non adatti, e voi italiani meno di tutti, scusate. Soldati tedeschi essere tutti eroi, essere molto pochi quelli come Fritz che stare a bere vino dolce e vicino a buono fuoco. Ora molti soldati tedeschi morire, molti molti, ma morire anche molti suoi nemici, perch\u00e9 soldato tedesco non morire mai solo, portare con s\u00e9 almeno un nemico. Signore Ilario, voi volete sapere quando finisce guerra? Allora calcolare il tempo che tutti soldati tedeschi morire, tutti, da oceano Atlantico a Russia. Solo una parola potere fermarli da combattere e morire. Parola del F\u00fchrer, ma F\u00fchrer non dire mai questa parola, F\u00fchrer prima morire anche lui. Se guerra finisce, tutto il mondo \u00e8 felice, e solo popolo tedesco triste e disperato. Perch\u00e9 non essere tutti tristi e disperati?<br \/>\nCosi parl\u00f2 Fritz, con la fronte avvampante per il riflesso della stufa.<br \/>\nIl discorso aveva affrettato l&#8217;ora di togliere il disturbo. Mentre la sposa accompagnava suo padre a letto, lo sposo spalanc\u00f2 la porta al buio e al gelo della notte e disse: &#8211; Siamo noi che dobbiamo ringraziare voi. E perdonate la debolezza di mio suocero.<br \/>\nS&#8217;incamminarono tutt&#8217;insieme, col programma di sciogliersi in piazza come un corteo, e facevano catena perch\u00e9 nessuno scivolasse malamente sulla strada ghiacciata. Tutti zitti, qualcuno batteva i denti. Li sorpassarono Sandor e Fritz, che tagliavano per la scuola: marciavano disinvolti sul ghiaccione e il tedesco graduava il passo su quello del comandante. Una donna disse: &#8211; Per\u00f2 Fritz \u00e8 proprio come uno dei nostri -. Non le risposero n\u00e9 si n\u00e9 no, uno le fece una smorfia al buio e suo marito si curv\u00f2 a sibilarle all&#8217;orecchio: &#8211; La pianti, stupida e ubriaca?<br \/>\nPoi nevic\u00f2, tanta ne venne che sotterr\u00f2 la scure di Fritz e i due terzi dell&#8217;alta toppa.<br \/>\nLa mattina Fritz parve impazzire alla vista della neve. Col pretesto di dissotterrar la scure, butt\u00f2 all&#8217;aria con le mani nude metri quadri di neve, raccogliendone i fiocchi ricadenti nella bocca aperta o nello slargo della camicia, e con quella che v&#8217;era entrata si massaggiava il petto. E nel mentre parlava e cantava e gesticolava come uno zingaro, con certe scrollate elettriche. Dalle finestre dirimpetto occhieggiava la gente, e sorrideva di quella felicit\u00e0 e rabbrividiva per quel massaggio di neve. A un bel momento Carnera url\u00f2: &#8211; Parla almeno italiano, o tedescaccio, se la neve ti fa questo effetto! &#8211; insospettito da quelle raffiche di parole tutte tedesche. Poi, tanto pi\u00f9 torvo in quanto vedeva Fritz divertirsi genuinamente e l&#8217;inutilit\u00e0, dal punto di vista lavoro, di quella sua sosta all&#8217;aperto, lo risped\u00ed dentro la scuola. Ma di l\u00ed a un momento Fritz era gi\u00e0 alla finestra, con la fronte premuta contro l&#8217;inferriata che quando si fosse poi ritirato ne avrebbe portato i segni. E le donne che tra una faccenda e l&#8217;altra lo sbirciavano dai vetri lo videro stare a lungo in quella posizione, a sorridere fisso alla neve. Ma poi gli videro le mascelle afflosciarsi e gli occhi stringersi come per voglia di lacrimare, e stette a guardar tristemente la neve molto pi\u00f9 a lungo di quanto fosse stato a sorriderle.<br \/>\nLo si rivide libero in piazza nel pomeriggio. I partigiani battagliavano a palle di neve, divisi in due squadre; avevano posato all&#8217;asciutto le armi da fuoco e con mani bollenti raccoglievano, comprimevano e scagliavano, con urla di provocazione e di trionfo. Fritz arriv\u00f2 dondolando fino alla linea di mezzo e l\u00ec si ferm\u00f2, fuori della lizza, a seguire con gli occhi l&#8217;incrociarsi delle palle. Sorrideva, con le mani ciondoloni che non conoscevano le tasche. Sandor lo vide con la coda dell&#8217;occhio, gli grid\u00f2 senza guardarlo, intentissimo a mirare e a schivare: &#8211; Tirare anche tu, Fritz! Mettiti dalla parte che vuoi.<br \/>\nMa Fritz scosse la testa, sempre sorridendo, e allora Sandor sventol\u00f2 una mano per ottenere un minuto di tregua per s\u00e9, poi si rivolse a Fritz: &#8211; Perch\u00e9 non vuoi? Non essere capace? &#8211; Capace, s\u00ec. Ma non potere, non potere tirare a voi.<br \/>\nIl tempo passava lentissimo, come facesse la stessa fatica che gli uomini a spostarsi sulla neve fonda. Un po&#8217; pi\u00f9 filato doveva trascorrere a Ceva, dove i fascisti e i tedeschi avevano caff\u00e8, cinema e portici. I partigiani dormivano venti ore su ventiquattro, cambiando stalla ogni notte, litigando per il Posto nella greppia o nel cassone del fieno, riempiendo i dormiveglia di fantasie libidinose come tabacco a volont\u00e0, bere un&#8217;aranciata, che una donna per tutta una notte gli pitturasse con lacca azzurra le piante dei piedi. Si sollevavano ogni tanto sui gomiti e attraverso i finestrini delle stalle guardavano fuggevolmente la valle Bormida, tutta parata di bianco come un duomo per il funerale d&#8217;una vergine, poi ripiombavano sulla paglia. Dormivano venti ore su ventiquattro, senza nemmeno una sentinella; Sandor aveva proibito ai paesani di aprir le strade con lo spartineve, tanto avevano in casa di tutto, pane e carne e vino.<br \/>\nFinch\u00e9, un giorno di primo febbraio, Pantera, seduto alla finestra per aver luce per una certa sua operazione (con un coltello da cucina si scrostava dai piedi la carne morta stratificatavi sotto dal tanto camminare), diede un allarme.<br \/>\nUn uomo arrancava sull&#8217;ultimo costone, squarciando la neve al polpaccio, la nebbietta del fiato fissa tra le labbra come una pipa, e da pi\u00f9 presso si not\u00f2 che indossava una divisa tutta d&#8217;un colore, una vera divisa insomma. Della repubblica non era, tedesca non pareva, ad ogni buon conto lo puntarono con tutte le armi.<br \/>\nL&#8217;uomo si ferm\u00f2 ai piedi della scarpata, ansava a testa china. Alzati gli occhi e viste le nere canne spianate, rise di collerica compassione e grid\u00f2: &#8211; Che fate, disgraziati? Sono del comando. Vengo da voi. Prendo per di qua?<br \/>\nSandor si scost\u00f2 dal parapetto e disse: &#8211; Ha una faccia da Gielle. &#8211; Se avesse la barba, &#8211; precis\u00f2 Polo e andarono con tutti gli altri ad aspettarlo in piazza.<br \/>\nArriv\u00f2, scuotendo i calzoni per scrostarli dalla neve. Era anche pi\u00f9 giovane di Sandor con un&#8217;aria met\u00e0 da intellettuale e met\u00e0 da ufficiale effettivo, il che finiva per comporgli un&#8217;unica aria di estrema durezza e antipatia. Indossava, completa, una divisa inglese, la prima che venisse sotto gli occhi degli uomini di Sandor, quella divisa inglese tanto pi\u00f9 razionale di quella tedesca, tanto pi\u00f9 maschia dell&#8217;americana. Come sola arma portava la pistola, ma una pistola come un cannoncino, che spuntava con la sua poderosa culatta da una fondina di tela cruda sulla quale stava scritto in inchiostro blu e con la calligrafia consentita dalla ruvidit\u00e0 della trama: LADY REB.<br \/>\nLi confront\u00f2 per qualche minuto, mentre il respiro gli si normalizzava. Davanti a lui tutti, Sandor il primo, provarono una vaga umiliazione, quasi la vergogna d&#8217;esser sempre rimasti a presidiare quel paese ultimo creato da Dio quando a stare un po&#8217; pi\u00f9 vicino al comando c&#8217;era da acquisire tutte quelle cose, quella divisa, quell&#8217;arma e, soprattutto, quell&#8217;aria. Mai avevano pensato di doversi vergognare, come ora facevano, davanti a un altro partigiano. Dalla schifiltosaggine di quell&#8217;ufficiale s&#8217;intuiva che il loro distaccamento era dal comando tenuto in pochissimo conto, sicch\u00e9 ai partigiani parve in pericolo il riconoscimento dei tanti mesi di servizio, come se quell&#8217;ufficiale avesse il diritto e il potere di negar la convalida.<br \/>\nL&#8217;ufficiale osserv\u00f2 criticamente Gibbs, che indossava la maglia gialloverde d&#8217;una squadra di calcio della pianura, poi finalmente apri la bocca. Disse: &#8211; Sono il tenente Robin. Chi di voi \u00e8 Sandor? Tu sei il capo qui. Devi avere una ventina di uomini.<br \/>\nSandor conferm\u00f2 con una cert&#8217;aria subordinata e l&#8217;altro: &#8211; Senza perdere tempo, armatevi e scendiamo insieme a Monesiglio. Sono arrivati degli ufficiali inglesi, scesi col paracadute, col programma di eseguirci dei lanci. Questa \u00e8 gi\u00e0 roba loro, &#8211; e si palp\u00f2 una manica, &#8211; e questa pure, &#8211; schiaffeggiando la fondina che rivestiva la Colt 45. &#8211; Vogliono vederci tutti quanti siamo, fare i loro conti e mandarci il necessario.<br \/>\nI partigiani volarono alle armi e ai pellicciotti, folli di voglia di possedere una divisa e un&#8217;arma come quelle, folli di paura d&#8217;arrivar tardi.<br \/>\nL&#8217;ufficiale s&#8217;era accesa una sigaretta mai vista col bocchino di sughero e aspettava fumando. Gli capit\u00f2 sott&#8217;occhio Carnera, che si serrava convulsamente il pellicciotto con una banda di cuoio. Strinse le labbra fino a risucchiarsele in bocca e chiam\u00f2 Sandor. &#8211; Chi \u00e8 quel piccolo ? Vi mancava la mascotte ? Queste cose lasciamole fare ai Muti.<br \/>\n&#8211; Non \u00e8 una mascotte. \u00c8 uno dei nostri, con noi da un pezzo. Ha sulle spalle due combattimenti e sei rastrellamenti.<br \/>\n&#8211; Fallo restar su. Se gli inglesi vedono inquadrato uno scugnizzo simile, c&#8217;\u00e8 pericolo che si formino il concetto che noi partigiani non siamo una cosa seria.<br \/>\nSandor and\u00f2 a convincere Carnera. Che s&#8217;offese, s&#8217;indign\u00f2 e disse: &#8211; Ma io vado a chiedergli spiegazione -. Sandor lo fren\u00f2 col braccio teso. &#8211; Lasciami passare, Sandor. Ma non lo sa che io son buono di spaccargli la testa? Lo sa che io ho sulle spalle tre combattimenti e sette rastrellamenti, che io mangio un cane se lui ne ha altrettanti? Domandagli un po&#8217; se vuol farsela con me alla pistola. Lasciami passare, Sandor, vado soltanto a chiedergli spiegazione.<br \/>\nMa Sandor non lo lasci\u00f2, gli ordin\u00f2 di restar su a sorvegliare Fritz, soltanto ora il tedesco gli riveniva in mente.<br \/>\nI partigiani si allineavano, pestando i piedi, e Ivan disse: &#8211; Addio, siamo di nuovo nel Regio. Sandor domand\u00f2 all&#8217;ufficiale: &#8211; Come sono?<br \/>\n&#8211; Chi? I tuoi uomini?<br \/>\n&#8211; No, questi ufficiali inglesi.<br \/>\nL&#8217;altro nicchi\u00f2, come se Sandor non fosse degno dell&#8217;informazione, poi disse in fretta: &#8211; Sono dei filoni, sono. Allora, siamo al completo?<br \/>\n&#8211; Manca il partigiano Elia.<br \/>\n&#8211; Motivo?<br \/>\n&#8211; Malato con la scabbia.<br \/>\nL&#8217;ufficiale strinse le labbra alla sua maniera. In quel momento Fritz sbuc\u00f2 con due fascine sottobraccio. Vide il nuovo, cal\u00f2 le fascine a terra, uni i tacchi sulla neve senza rumore e disse a se stesso: &#8220;Englisch! ? Englische streituniform!&#8221;<br \/>\nL&#8217;ufficiale scatt\u00f2 con Sandor. &#8211; Dio santo, avete un prigioniero tedesco e lo trattenete senza avvertire il comando. Ma scherziamo?<br \/>\n&#8211; Noi l&#8217;abbiamo preso e ce lo siamo tenuto. Eventualmente per un cambio. Intanto ci fa i servizi -. Ma il tono di Sandor non era deciso come lui avrebbe voluto.<br \/>\n&#8211; Perch\u00e9 l&#8217;avete preso voi mica \u00e8 roba vostra! Dio santo, un prigioniero tedesco \u00e8 importante, \u00e8 roba da comando, e voi ve lo tenete quass\u00fa, cos\u00ec -. Poi, pi\u00f9 sommesso ma, pi\u00f9 concentrato: &#8211; Quasi quasi l&#8217;interrogherei, ma ci vuole troppo tempo per cavargli qualcosa che meriti e noi dobbiamo andare. Partiamo. Arrivati al comando, ne parlo subito al maggiore e vedrai che lui ti dir\u00e0 di portarglielo gi\u00f9 e ti far\u00e0 un cicchetto perch\u00e9 non hai provveduto a suo tempo.<br \/>\nGuard\u00f2 vivamente a Fritz, riobbligandolo a riunire i tacchi. &#8211; Non c&#8217;\u00e8 pericolo che evada ora che il grosso viene via con me? Non avete un locale dove rinchiuderlo ?<br \/>\n&#8211; Non c&#8217;\u00e8 nessun pericolo, &#8211; rispose Sandor. &#8211; Quel piccolo di prima basta lui a tenerlo d&#8217;occhio. Ormai lo conosciamo bene, \u00e8 una pasta frolla, non sembra nemmeno un soldato tedesco.<br \/>\n&#8211; Forse austriaco? &#8211; indag\u00f2 sottilmente l&#8217;ufficiale.<br \/>\n&#8211; No, no, tedesco. Ma non somiglia, ecco.<br \/>\nSegnale di partenza. Carnera and\u00f2 al parapetto, li avrebbe seguiti con gli occhi fin dove possibile. E come la fila s&#8217;allung\u00f2 sull&#8217;intatto pendio, sorrise. Il primo era quell&#8217;odioso del comando, ma sarebbe stato dimenticato prima di sera. Gli altri guardava Carnera, a loro sorrideva: Sandor, Ivan, Gibbs, Pantera, anche Polo, e tutti gli altri; scendevano un po&#8217; legnosi, un po&#8217; burattini sulla neve diseguagliata dai colpi di vento, i pi\u00f9 con le mani in tasca, tutti con le armi pendule a tracolla come chitarre. Erano i suoi compagni quelli i cui nomi avrebbe dovuto citare ogniqualvolta avesse raccontato di s\u00e9, fra dieci venti cinquant&#8217;anni, gli unici partigiani che avrebbe riconosciuto tali, perch\u00e9 erano stati partigiani con lui.<br \/>\nMentre Domenico che chiudeva la fila spariva con la testa sotto una gobba del pendio, Carnera sent\u00ec dietro di s\u00e9 crocchiare la neve. Era Fritz che tornava dall&#8217;aver scaricato le fascine in cucina. Domand\u00f2 ansioso: &#8211; Essere ufficiale inglese?<br \/>\n&#8211; Quello l\u00e0? Quello \u00e8 inglese come me. Ha soltanto la divisa. Ora ce la danno a tutti. Tu li conosci gli inglesi?<br \/>\n&#8211; Popolo molto serio, popolo molto capace fare affari.<br \/>\n&#8211; Ah si?<br \/>\nIndugiarono un po&#8217; a considerare le orme che i partiti avevano lasciato e poi mossero gli occhi intorno e in alto. C&#8217;era da restare accecati a voler fissare l\u00e0 dove il cielo d&#8217;un azzurro di maggio si saldava alla cresta delle colline, di tutto nude fuorch\u00e9 di neve cristallizzata. Una irresistibile attrazione veniva, col barbaglio, da quella linea: sembrava essere la frontiera del mondo, da lass\u00f9 potersi fare il tuffo senza fine.<br \/>\nIl nervoso prese Carnera. A se stesso, ma gridando, disse: &#8211; Cosa stiamo a fare? Tutt&#8217;oggi soli! Stesse secco quel beccamorto del comando. Stessero secchi anche gli inglesi. Cosa facciamo? Se andiamo a casa, c&#8217;\u00e8 il cuciniere che prima o poi ci mette a lavorare. E poi c&#8217;\u00e8 Elia con la scabbia che si lamenta e si gratta a sangue. Andiamo a fare un giro intorno al paese. Spazziren, eh? Fritz raggi\u00f2 in faccia, senza esitare addit\u00f2 il bosco. &#8211; Andiamo a bosco -. L&#8217;attirava fin dai primi tempi e aveva sempre sperato di visitarlo una volta o l&#8217;altra. Coronava un bricco a cupola ed ora appariva come un magazzino di forche.<br \/>\nCarnera s&#8217;insospett\u00ed. &#8211; Perch\u00e9 proprio a bosco?<br \/>\n&#8211; Io amo boschi.<br \/>\n&#8211; \u00c8 lontano.<br \/>\n&#8211; No, niente lontano.<br \/>\nCarnera gonfi\u00f2 la pancia per sentirci contro la pistola ficcata nei calzoni; la senti e disse: &#8211; Allora muoviamoci. Ma tu cammina sempre avanti e non fare scherzi, capito?<br \/>\nFritz fece la faccia offesa: &#8211; No, no, io&#8230;<br \/>\n&#8211; Intesi. Tu camminare avanti e fare buchi per me dove io mettere i miei piedi.<br \/>\nS&#8217;incamminarono, Fritz imprimeva pesantemente i piedi sulla neve e Carnera saltellava dall&#8217;una all&#8217;altra di quelle impronte elefantesche. Ma dopo un po&#8217; di quella ginnastica grid\u00f2: &#8211; Fa&#8217; i passi pi\u00f9 corti, mi stanco a saltare cos\u00ec in lungo.<br \/>\nErano nella terra di nessuno tra il paese e il bosco, ai piedi del bricco a cupola. Gli occhi di Carnera si puntarono sulla schiena del tedesco: dopo appena un quarto d&#8217;ora di cammino il sudore gi\u00e0 gli scuriva la camicia sulle scapole e al confine coi calzoni; anche da questo Carnera giudic\u00f2 la forza del tedesco, quella era la sudorazione di un gigante, non di un uomo. Sent\u00ec freddo nella schiena, ma non era che gli salisse dai piedi assediati dalla neve, e si mise a pensare e pensando dimentic\u00f2 le orme di Fritz e si trov\u00f2 ad avanzare sulla neve compatta. Vedeva che Fritz lo stava distanziando, ma non lo richiam\u00f2, era troppo concentrato a pensare. &#8211; E se questo tedesco si convince che io sono piccolo, un ragazzino qualunque? Arrivati a un certo punto, tra le piante, si volter\u00e0 di scatto e mi verr\u00e0 addosso con le mani avanti. \u00c8 vero che io sono armato. Ma la mia pistola sparer\u00e0? Non l&#8217;ho mai provata. Ho solo quattro colpi e di quelli che non si trovano e li ho sempre conservati per quando ne avessi bisogno con la repubblica. Chiss\u00e0 da quanto tempo questa pistola non spara? E se io premessi il grilletto e non ne uscisse niente, facesse solo pluff come una bottiglia che si stappa? Allora lui riderebbe, mi verrebbe addosso e mi fiacca sotto i piedi.<br \/>\n&#8211; Friiiitz!<br \/>\nUn urlo cos\u00ec non gli era mai uscito, Fritz ruot\u00f2 su se stesso. Disse da lass\u00f9: &#8211; Cosa avere? Perch\u00e9 non venire?<br \/>\nCarnera avanz\u00f2 ricercando le impronte di Fritz e sal\u00ec rapidamente, ma a dieci metri da lui s&#8217;arrest\u00f2. A guardarlo da sotto in su, gli appar\u00ec non un uomo ma una rocca sul punto di rovinare su di lui.<br \/>\n&#8211; Fritz, torniamo indietro.<br \/>\nIl tedesco fece una tal faccia contrariata che a ciascun angolo della bocca venne a pendergli un chilo di carne.<br \/>\n&#8211; Non andare pi\u00f9 a bosco?<br \/>\n&#8211; No, torniamo gi\u00f9. Non sto bene, ho mal di testa. Questa neve con questo sole m&#8217;ha dato alla testa -. Infatti il riverbero gli sigillava gli occhi, e si che aveva bisogno di tenerli bene aperti per controllare ogni mossa del tedesco.<br \/>\nMa Fritz non scendeva, pur nel barbaglio Carnera scopri il sorriso di disprezzo che gli arricci\u00f2 i labbroni. Disse Fritz: &#8211; Io non buono soldato tedesco, ma anche tu non buono partigiano.<br \/>\nPartigiano nemmeno capace di camminare sulla collina. Tu essere piccolo, dovere stare a scuola invece che fare il partigiano.<br \/>\nCarnera nel furore scalci\u00f2 la neve, ma non sali d&#8217;un passo. Grid\u00f2 da gi\u00f9: &#8211; Bastardone, \u00e8 vero che io non sono un buon partigiano, e sai perch\u00e9? Perch\u00e9 non ti ho ammazzato subito. Anche Sandor e tutti gli altri non sono buoni partigiani, ma ci mettiamo poco, sai, a diventare buoni partigiani. Sent\u00ec la neve stringergli i polpacci, come una morsa. Intanto Fritz scendeva, un passo, due passi. Carnera apr\u00ec la bocca per urlargli di fermarsi dov&#8217;era, ma il tedesco si ferm\u00f2 spontaneamente. Fritz sorrideva come prima e adesso sollevava una gamba per ripigliar la discesa. Carnera estrasse la pistola e gliela spian\u00f2 contro. Fritz rical\u00f2 la gamba: fissava l&#8217;arma, un pistolino, ma puntato dritto al suo cuore. Poi scosse la testa e rise. &#8211; Tu piccolo. Non essere capace di uccidere me.<br \/>\n&#8211; Non esser tanto sicuro.<br \/>\n&#8211; Tu piccolo. Non essere capace di uccidere me -. E si tastava tutto il petto, come per misurarlo per s\u00e9 e per Carnera. Sorrideva sempre.<br \/>\nL&#8217;arma tremava visibilmente nel pugno di Carnera. &#8211; Guarda, Fritz, che ti faccio kaputt. Non dirmelo un&#8217;altra volta.<br \/>\nIl tedesco lo fissava come a ipnotizzarlo, e Carnera si sentiva dentro come debbono sentirsi le gallinelle all&#8217;abbrivo del gallo.<br \/>\nFritz sollev\u00f2 la gamba, sempre sorridendo.<br \/>\n&#8211; Kaputt! &#8211; url\u00f2 Carnera.<br \/>\n&#8211; Tu piccolo. Non essere capace di uccidere me, &#8211; e scese. Un colpo solo part\u00ec dal pistolino di Carnera, ma fu come se saltasse una mina nella pancia del bricco. E Fritz piomb\u00f2 gi\u00f9 piatto come una rana, e la neve sventagliata vol\u00f2 a pungere in faccia Carnera e a risvegliarlo.<\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" noshade=\"noshade\" size=\"2\" width=\"60%\" \/>\n<\/div>\n<p>(Tratto da\u00a0<em>Un giorno di fuoco<\/em>, Garzanti, Milano, 1963)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0Golia Beppe Fenoglio &nbsp; &nbsp; &nbsp; l primo grido della sentinella and\u00f2 perso. Ma quando ripet\u00e9: &#8211; I nostri! Tornano i nostri! 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