{"id":226,"date":"2013-04-12T16:59:04","date_gmt":"2013-04-12T14:59:04","guid":{"rendered":"http:\/\/www.gpeano.org\/facelli\/?p=226"},"modified":"2013-04-12T16:59:04","modified_gmt":"2013-04-12T14:59:04","slug":"dialogo-natura-e-anima","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/liceocuneo.it\/facelli\/dialogo-natura-e-anima\/","title":{"rendered":"dialogo natura e anima"},"content":{"rendered":"<table width=\"600\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td valign=\"top\" width=\"580\"><b>7 &#8211; DIALOGO DELLA NATURA E DI UN&#8217;ANIMA<\/b><\/td>\n<td width=\"10\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<table width=\"600\" border=\"0\" cellspacing=\"0\" cellpadding=\"0\">\n<tbody>\n<tr>\n<td width=\"10\"><\/td>\n<td valign=\"top\" width=\"580\"><b>Natura<\/b>. Va, figliuola mia prediletta, che tale sarai tenuta e chiamata per lungo ordine di secoli. Vivi, e sii grande e infelice.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Che male ho io commesso prima di vivere, che tu mi condanni a cotesta pena?<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Che pena, figliuola mia?<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Non mi prescrivi tu di essere infelice?<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Ma in quanto che io voglio che tu sii grande, e non si pu\u00f2 questo senza quello. Oltre che tu sei destinata a vivificare un corpo umano; e tutti gli uomini per necessit\u00e0 nascono e vivono infelici.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Ma in contrario saria di ragione che tu provvedessi in modo, che eglino fossero felici per necessit\u00e0; o non potendo far questo, ti si converrebbe astenere da porli al mondo.<br \/>\n<b>Natura<\/b>. N\u00e9 l&#8217;una n\u00e9 l&#8217;altra cosa \u00e8 in potest\u00e0 mia, che sono sottoposta al fato; il quale ordina altrimenti, qualunque se ne sia la cagione; che n\u00e9 tu n\u00e9 io non la possiamo intendere. Ora, come tu sei stata creata e disposta a informare una persona umana, gi\u00e0 qualsivoglia forza, n\u00e9 mia n\u00e9 d&#8217;altri, non e potente a scamparti dall&#8217;infelicit\u00e0 comune degli uomini. Ma oltre di questa, te ne bisogner\u00e0 sostenere una propria, e maggiore assai, per l&#8217;eccellenza della quale io t&#8217;ho fornita.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Io non ho ancora appreso nulla; cominciando a vivere in questo punto: e da ci\u00f2 dee provenire ch&#8217;io non t&#8217;intendo. Ma dimmi, eccellenza e infelicit\u00e0 straordinaria sono sostanzialmente una cosa stessa? o quando sieno due cose, non le potresti tu scompagnare l&#8217;una dall&#8217;altra?<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Nelle anime degli uomini, e proporzionatamente in quelle di tutti i generi di animali, si pu\u00f2 dire che l&#8217;una e l&#8217;altra cosa sieno quasi il medesimo: perch\u00e9 l&#8217;eccellenza delle anime importa maggiore intensione della loro vita; la qual cosa importa maggior sentimento dell&#8217;infelicit\u00e0 propria; che e come se io dicessi maggiore infelicit\u00e0. Similmente la maggior vita degli animi inchiude maggiore efficacia di amor proprio, dovunque esso s&#8217;inclini, e sotto qualunque volto si manifesti: la qual maggioranza di amor proprio importa maggior desiderio di beatitudine, e per\u00f2 maggiore scontento e affanno di esserne privi, e maggior dolore delle avversit\u00e0 che sopravvengono. Tutto questo \u00e8 contenuto nell&#8217;ordine primigenio e perpetuo delle cose create, il quale io non posso alterare. Oltre di ci\u00f2, la finezza del tuo proprio intelletto, e la vivacit\u00e0 dell&#8217;immaginazione, ti escluderanno da una grandissima parte della signoria di te stessa. Gli animali bruti usano agevolmente ai fini che eglino si propongono, ogni loro facolt\u00e0 e forza. Ma gli uomini rarissime volte fanno ogni loro potere; impediti ordinariamente dalla ragione e dall&#8217;immaginativa; le quali creano mille dubbiet\u00e0 nel deliberare, e mille ritegni nell&#8217;eseguire. I meno atti o meno usati a ponderare e considerare seco medesimi, sono i pi\u00f9 pronti al risolversi, e nell&#8217;operare i pi\u00f9 efficaci. Ma le tue pari, implicate continuamente in loro stesse, e come soverchiate dalla grandezza delle proprie facolt\u00e0, e quindi impotenti di se medesime, soggiacciono il pi\u00f9 del tempo all&#8217;irresoluzione, cos\u00ec deliberando come operando: la quale \u00e8 l&#8217;uno dei maggiori travagli che affliggano la vita umana. Aggiungi che mentre per l&#8217;eccellenza delle tue disposizioni trapasserai facilmente e in poco tempo, quasi tutte le altre della tua specie nelle conoscenze pi\u00f9 gravi, e nelle discipline anco difficilissime, nondimeno ti riuscir\u00e0 sempre o impossibile o sommamente malagevole di apprendere o di porre in pratica moltissime cose menome in s\u00e9, ma necessarissime al conversare cogli altri uomini; le quali vedrai nello stesso tempo esercitare perfettamente ed apprendere senza fatica da mille ingegni, non solo inferiori a te, ma spregevoli in ogni modo. Queste ed altre infinite difficolt\u00e0 e miserie occupano e circondano gli animi grandi. Ma elle sono ricompensate abbondantemente dalla fama, dalle lodi e dagli onori che frutta a questi egregi spiriti la loro grandezza, e dalla durabilit\u00e0 della ricordanza che essi lasciano di s\u00e9 ai loro posteri.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Ma coteste lodi e cotesti onori che tu dici, gli avr\u00f2 io dal cielo, o da te, o da chi altro?<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Dagli uomini: perch\u00e9 altri che essi non li pu\u00f2 dare.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Ora vedi, io mi pensava che non sapendo fare quello che \u00e8 necessarissimo, come tu dici, al commercio cogli altri uomini, e che riesce anche facile insino ai pi\u00f9 poveri ingegni; io fossi per essere vilipesa e fuggita, non che lodata, dai medesimi uomini; o certo fossi per vivere sconosciuta a quasi tutti loro, come inetta al consorzio umano.<br \/>\n<b>Natura<\/b>. A me non \u00e8 dato prevedere il futuro, n\u00e9 quindi anche prenunziarti infallibilmente quello che gli uomini sieno per fare e pensare verso di te mentre sarai sulla terra. Ben \u00e8 vero che dall&#8217;esperienza del passato io ritraggo per lo pi\u00f9 verisimile. che essi ti debbano perseguitare coll&#8217;invidia; la quale \u00e8 un&#8217;altra calamit\u00e0 solita di farsi incontro alle anime eccelse; ovvero ti sieno per opprimere col dispregio e la noncuranza. Oltre che la stessa fortuna, e il caso medesimo, sogliono essere inimici delle tue simili. Ma subito dopo la morte, come avvenne ad uno chiamato Camoens, o al pi\u00f9 di quivi ad alcuni anni, come accadde a un altro chiamato Milton, tu sarai celebrata e levata al cielo, non dir\u00f2 da tutti, ma, se non altro, dal piccolo numero degli uomini di buon giudizio. E forse le ceneri della persona nella quale tu sarai dimorata, riposeranno in sepoltura magnifica; e le sue fattezze, imitate in diverse guise, andranno per le mani degli uomini; e saranno descritti da molti, e da altri mandati a memoria con grande studio, gli accidenti della sua vita; e in ultimo, tutto il mondo civile sar\u00e0 pieno del nome suo. Eccetto se dalla malignit\u00e0 della fortuna, o dalla soprabbondanza medesima delle tue facolt\u00e0, non sarai stata perpetuamente impedita di mostrare agli uomini alcun proporzionato segno del tuo valore: di che non sono mancati per verit\u00e0 molti esempi, noti a me sola ed al fato.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Madre mia, non ostante l&#8217;essere ancora priva delle altre cognizioni, io sento tuttavia che il maggiore, anzi il solo desiderio che tu mi hai dato, \u00e8 quello della felicit\u00e0. E posto che io sia capace di quel della gloria, certo non altrimenti posso appetire questo non so se io mi dica bene o male, se non solamente come felicit\u00e0, o come utile ad acquistarla. Ora, secondo le tue parole, l&#8217;eccellenza della quale tu m&#8217;hai dotata, ben potr\u00e0 essere o di bisogno o di profitto al conseguimento della gloria; ma non per\u00f2 mena alla beatitudine, anzi tira violentemente all&#8217;infelicit\u00e0. N\u00e9 pure alla stessa gloria \u00e8 credibile che mi conduca innanzi alla morte: sopraggiunta la quale, che utile o che diletto mi potr\u00e0 pervenire dai maggiori beni del mondo? E per ultimo, pu\u00f2 facilmente accadere, come tu dici, che questa s\u00ec ritrosa gloria, prezzo di tanta infelicit\u00e0, non mi venga ottenuta in maniera alcuna, eziandio dopo la morte. Di modo che dalle tue stesse parole io conchiudo che tu, in luogo di amarmi singolarmente, come affermavi a principio, mi abbi piuttosto in ira e malevolenza maggiore che non mi avranno gli uomini e la fortuna mentre sar\u00f2 nel mondo; poich\u00e9 non hai dubitato di farmi cos\u00ec calamitoso dono come \u00e8 cotesta eccellenza che tu mi vanti. La quale sar\u00e0 l&#8217;uno dei principali ostacoli che mi vieteranno di giungere al mio solo intento, cio\u00e8 alla beatitudine.<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Figliuola mia; tutte le anime degli uomini, come io ti diceva, sono assegnate in preda all&#8217;infelicit\u00e0, senza mia colpa. Ma nell&#8217;universale miseria della condizione umana, e nell&#8217;infinita vanit\u00e0 di ogni suo diletto e vantaggio, la gloria \u00e8 giudicata dalla miglior parte degli uomini il maggior bene che sia concesso ai mortali, e il pi\u00f9 degno oggetto che questi possano proporre alle cure e alle azioni loro. Onde, non per odio, ma per vera e speciale benevolenza che ti avea posta, io deliberai di prestarti al conseguimento di questo fine tutti i sussidi che erano in mio potere.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Dimmi: degli animali bruti, che tu menzionavi, e per avventura alcuno fornito di minore vitalit\u00e0 e sentimento che gli uomini?<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Cominciando da quelli che tengono della pianta, tutti sono in cotesto, gli uni pi\u00f9, gli altri meno, inferiori all&#8217;uomo; il quale ha maggior copia di vita, e maggior sentimento, che niun altro animale; per essere di tutti i viventi il pi\u00f9 perfetto.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. Dunque alluogami, se tu m&#8217;ami, nel pi\u00f9 imperfetto: o se questo non puoi, spogliata delle funeste doti che mi nobilitano, fammi conforme al pi\u00f9 stupido e insensato spirito umano che tu producessi in alcun tempo.<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Di cotesta ultima cosa io ti posso compiacere; e sono per farlo; poich\u00e9 tu rifiuti l&#8217;immortalit\u00e0, verso la quale io t&#8217;aveva indirizzata.<br \/>\n<b>Anima<\/b>. E in cambio dell&#8217;immortalit\u00e0, pregoti di accelerarmi la morte il pi\u00f9 che si possa.<br \/>\n<b>Natura<\/b>. Di cotesto conferir\u00f2 col destino.<\/td>\n<td width=\"10\"><\/td>\n<\/tr>\n<\/tbody>\n<\/table>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>7 &#8211; DIALOGO DELLA NATURA E DI UN&#8217;ANIMA &nbsp; Natura. Va, figliuola mia prediletta, che tale sarai tenuta e chiamata per lungo ordine di secoli. Vivi, e sii grande e infelice. Anima. 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