Un nome che non può mancare al Cineforum del nostro Liceo è quello di Ingmar Bergman, il cui cinema sembra la traduzione in immagini e azioni dei temi propri della filosofia esistenzialistica, da Kierkegaard a Sartre, passando per Heidegger: l’angoscia, il problema delle relazioni interpersonali tra solitudine e incomunicabilità, la domanda sul senso del mondo, della vita e della morte, il silenzio di Dio.

Martedì 26 febbraio, la proiezione e il successivo dibattito saranno dedicati ad un film del 1953, “Monica e il desiderio”, un’opera decisamente meno conosciuta di pellicole come “Il settimo sigillo”, “Il posto delle fragole”, “Scene da un matrimonio” e “Fanny & Alexander” che resero poi il regista svedese una delle star assolute del cinema d’autore internazionale. Meno conosciuta ma non meno interessante.

In un’ora e mezzo Bergman, infatti, aiutato da alcuni ottimi attori (come Harriet Andersson che in seguito diverrà una presenza fissa nei suoi film), racconta – con particolare forza e soprattutto con alcune notevoli innovazioni nel linguaggio cinematografico – la storia di una giovane donna, annoiata dalla sua vita grigia di commessa che sogna un’evasione da fotoromanzo, offrendoci suggestioni e punti di vista come solo lui sapeva fare.

L’appuntamento è come al solito dalle 14,45 in poi, nella Sala Riunioni di via Monte Zovetto.